Sezione Sulle orme dei Maestri – Intervista al Dott. Emiliano Petrillo

Questa è un’intervista che ho desiderato molto, ad essere intervistato è un medico agopuntore, una persona che ho avuto la fortuna di…

Lo scioglimento articolare, prepararsi alla pratica a casa.

Mi viene chiesto spesso quanto tempo dedicare alla pratica personale, quella che si fa a casa da soli senza l’insegnate. La mia risposta…

Sulle orme dei Maestri – Intervista alla Maestra Luana Di Pasquale seconda parte

Con grande emozione ho letto la seconda parte dell’intervista alla Maestra Di Pasquale, righe piene di esperienza dove è possibile leggere oltre alla grande preparazione anche un grande cuore. Questa sezione del blog Sulle orme dei Maestri nasce proprio per evidenziare quanto studio e tradizione ci siano dietro l’apprendimento di una disciplina. Un Maestro può avere molti allievi, ma soltanto pochi di questi avranno le capacità per diventare dei buoni Maestri. Ringrazio il Maestro Marco Galiè per aver guidato e coltivato la Maestra di Pasquale portandola ad esprimere le sue grandi potenzialità, e ringrazio la Maestra di Pasquale per gli insegnanti che dispensa con generosità ai suoi allievi certa che tra loro fioriranno futuri buoni Maestri.

1) Che cosa significa insegnare il kung fu ai bambini, a quale età è consigliabile iniziare e con quale frequenza frequentare le lezioni per un corretto sviluppo psicofisico?

Insegnare kung fu-wushu ai bambini significa dare il mio contributo per un futuro migliore. In fondo, insegnando ai bambini cerco di fare qualcosa di buono per ogni allievo cercando di rafforzare valori quali il rispetto, per se stessi e per l’altro, l’umiltà, la condivisione, la perseveranza, la disciplina, valori che hanno lo scopo di consolidare la loro autostima, di accrescere la loro spontanea curiosità, la voglia di imparare e l’impegno nel fare qualcosa cui loro attribuiscono un valore. E come ci insegna il tao, quando si fa qualcosa di buono per gli altri, poi tutto ritorna: i bambini ci insegnano ogni giorno qualcosa, ci stimolano a cercare di essere migliori e ci ricordano l’essenza delle cose. Questo ci permette di mantenere la direzione del percorso. Ecco perché insegnare il wushu ai bambini è un piacevole dovere che si riempie di passione, cura e amore.

Per quanto riguarda l’età consigliabile per iniziare, in Occidente i bambini vengono avviati all’attività sportiva verso i sei-sette anni. In Oriente ho visto bambini partecipare a competizioni internazionali all’età di quattro- cinque anni. Dalla mia esperienza personale mi sento di rispondere che l’età per iniziare è relativa. Ho visto bambini di 4 anni riuscire a compiere dei gesti tecnici che bambini di 7-8 anni hanno difficoltà ad eseguire, ed ho visto bambini di 6 anni capaci di smuovere le montagne. Oltre all’età ci sono molti altri fattori, interni ed esterni, che vanno considerati, quali: l’educazione sportiva, il retaggio culturale, la forma mentis, fattori determinabili dalla famiglia di origine e/o da amici; il contesto più o meno stabile in cui cresce; lo stile di vita (alimentazione, riposo, attività, affettività, relazionalità), la passione che può avere il bambino/a; il talento inteso come dono naturale o innato (che comunque va coltivato); la determinazione e la perseveranza; la struttura fisica; lo spirito. Per quanto concerne la frequenza, da recenti studi emerge che ormai la frequenza dell’attività sportiva per i bambini occidentali è ormai quasi giornaliera (tra scuola, sport, attività extra). Pertanto mi sento di dire che una frequenza di almeno 3 volte a settimana sarebbe l’ideale; ciò che è fondamentale è evitare di forzare la natura delle cose, nel senso che il bambino deve sentirsi pronto a compiere dei passi che non possiamo compiere noi adulti per lui e quindi di stabilire con lui il quanto si sente ad impegnarsi.

2) Quanto conta all’interno di una scuola il percorso di esami per il riconoscimento dei gradi (cinture) soprattutto per i bambini, l’esame come viene vissuto?

Il percorso è ciò che conta davvero, è come si arriva ad ottenere il grado e la cintura che fa la differenza. L’esame viene vissuto in modo diverso, proprio in base al tipo di percorso che il bambino/allievo sceglie di seguire. Ci sono bambini che quando praticano in vista dell’esame pongono molta attenzione e dedizione, manifestando tutto il loro potenziale, a volte rimasto latente per molto tempo; ci sono bambini che si chiudono un pò in se stessi per il timore di fallire, altri che con serena sobrietà si divertono più del solito. Ciò che veramente appaga è vedere che ognuno di loro affronta una sfida, ognuno con l’impegno che riesce a mettere in quel preciso momento della sua vita e che, comunque vada, avranno imparato qualcosa in più di se stessi e di come affrontare quelle che un domani saranno le sfide che la vita gli porrà dinnanzi.

3) Che differenza c’è tra il kung fu tradizionale e gli sport da combattimento?

In realtà, per chi pratica il kung fu tradizionale ed ha combattuto sia secondo i canoni del combattimento tradizionale che secondo i canoni degli sport da combattimento, non cambia molto. E’ il lavoro sottile del marzialista, che si vede dopo molti anni di pratica, che può fare la differenza. Mi riferisco ai valori cui ci ispiriamo, ai criteri cui ci riferiamo nell’arte del movimento, alla qualità tecnica, all’intenzione che mettiamo nel muovere l’energia e l’energia che riusciamo a manifestare durante il combattimento. Quello che dico sempre agli allievi, adulti e bambini, è che il test finale di tutta la pratica è il combattimento. Il combattimento è un atto naturale ed istintivo che nasce dalla necessità di difendere la sopravvivenza. Non si ha molto tempo per ragionare, ma si ha il tempo di decidere se restare centrati, radicati, connessi, presenti qui ed ora, per poter manifestare tutto ciò che abbiamo automatizzato e fatto davvero nostro durante la pratica. Ecco cosa potrebbe fare davvero la differenza.

4) Ha rilevanza conoscere la filosofia cinese e l’energetica legata alla medicina cinese nello sviluppo di un praticante?

Sicuramente più si conosce e meglio è, la conoscenza è sempre senza fine. La filosofia cinese e la parte energetica ci permettono di comprendere meglio e più a fondo il percorso da praticare. Un buon marzialista dovrebbe praticare la parte esterna e la parte interna sempre in maniera equilibrata per rafforzare mente, corpo e spirito.

5) La decima domanda, è una domanda aperta, dove potrà condividere un pensiero che le sta particolarmente a cuore.

Se tutti praticassero con seria passione le arti marziali, il mondo sarebbe migliore e con mio grande piacere vedo che le arti marziali ( in particolare il Taiji quan) ed anche il Qi Gong si stanno ormai diffondendo in tutto il mondo. Anche in Italia si stanno attenzionando i benefici che tali discipline apportano alla salute, perfino in rinomate strutture ospedaliere di stampo tradizionalista che hanno sempre affrontato con sospetto le discipline olistiche.

Per cui, mi sento di concludere questa intervista, per cui sono davvero grata all’ideatrice del presente Blog, con un messaggio che riguarda proprio la connessione: come tutte le cellule che abitano il nostro corpo sono connesse l’una all’altra, e ciò ci consente di eseguire il movimento più efficace dal punto di vista marziale e del benessere, così noi esseri umani siamo connessi l’uno all’altro, su questo pianeta, e l’importante è risvegliare e mantenere viva questa connessione affinché il nostro percorso di vita abbia davvero senso.

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N.B. Le indicazioni contenute in questo articolo non si sostituiscono alla pratica medica alla quale è rimandata la salute e la cura della persona.

Daniela De Girolamo è un insegnate di Qi Gong, Taiji Quan, Meditazione e Medicina Cinese.

E’ Presidente dell’ A.S.D Meihua il vento sopra il lago che si occupa dell’insegnamento e della diffusione delle discipline orientali.

Scrittrice del libro “Pillole di Lunga Vita, guida introduttiva al Qi Gong e al Taiji Quan”.

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Sulle orme dei Maestri- Intervista alla Maestra Luana Di Pasquale

Presentiamo oggi un’altra intervista d’eccezione alla Maestra di Wushu Luana Di Pasquale. Ho avuto l’immensa fortuna di conoscere la Maestra Di Pasquale, attraverso le indicazioni di altri Maestri di kung Fu ai quali avevo chiesto di indicarmi una buona scuola per iniziare mio figlio di sei anni al percorso marziale cinese, la risposta fu univoca, quella di portarlo alla scuola del Maestro Marco Galiè. Ho avuto la fortuna di essere accolta con grande gentilezza e di scoprire una grande competenza e professionalità. Credo che sia molto importante avviare i bambini allo studio di una disciplina dove oltre all’aspetto motorio possano apprendere valori fondamentali come il rispetto e l’onestà, ed imparare che soltanto attraverso l’impegno si possono ottenere i meritati risultati. Ringrazio il Maestro Galiè e la Maestra Di Pasquale per il lavoro importante che svolgono ogni giorno con i bambini e per averci accolto nella loro scuola come in una famiglia.

1) Maestra Luana Di Pasquale come è iniziato il suo cammino nel Wushu – Kung Fu, chi è stato o chi sono stati i suoi Maestri?

Il mio primo passo l’ho percorso esattamente 20 anni fa, era settembre del 2001 e dopo aver assistito ad una dimostrazione del mio attuale maestro Marco Galiè e dei suoi allievi ho sentito la “chiamata”. Durante il mio cammino ho avuto l’onore di incontrare molti maestri, ognuno dei quali ha lasciato una traccia indelebile nella mia formazione dal Maestro Chen Ziquan, al Maestro Zhi Xiang Wang, al Maetro Zhong Lian Bao per nominarne alcuni, sino a tutti i maestri italiani discepoli di famosi maestri cinesi. Ho scelto di seguire il maestro Marco Galiè per la grande passione che ha sempre dimostrato di avere per questa magnifica arte e per l’impegno che ha sempre avuto nel cercare di divulgare le arti marziali cinesi, ed in particolare lo stile che pratichiamo, a livello territoriale, europeo e perfino mondiale, senza contare che è l’unico allievo selezionato dal Maestro Lomphar Khan, Gran Maestro dello stile dell’Antica dinastia del Drago della montagna.

2) Nella sua carriera sportiva ha partecipato a diverse competizioni ottenendo ottimi risultati. Che cosa significa essere un agonista?

Significa prima di tutto avere ben chiaro il senso e la ragion d’essere del percorso. Significa essere determinati, perseverare, impegnarsi fino allo sfinimento, saper accettare i propri limiti e lavorarci sopra con dedizione e passione, per migliorarsi continuamente. Ho avuto l’onore e la fortuna di confrontarmi con tanti atleti professionisti e maestri, provenienti da tutto il mondo e questo è stato fondamentale per la mia crescita, per l’immagine della scuola e per il mio bagaglio culturale che ora sono fiera di poter trasmettere continuando a migliorarlo.

3) Che cosa significa essere una donna in un ambiente prevalentemente maschile, ci sono mai state differenze di trattamento, facilitazioni o penalizzazioni per questo?

Dal punto di vista dell’agonismo, mi sento di dire che la tecnica ha sempre avuto la meglio: ho partecipato a gare miste di taolu (sequenze di movimenti traducibili come forme) vincendole e nel combattimento in palestra mi sono sempre sentita più libera di scambiare con gli uomini che non con le donne. Dal punto di vista del mio percorso in qualità di Maestra, mi sento di confermare che purtroppo esiste ancora molta discriminazione e che una donna deve sempre dimostrare un qualcosa in più; per questo ho sempre pensato che la qualità tecnica e la competenza nel saper trasmettere questa magnifica arte potessero rappresentare dei punti di forza ineccepibili.

4) Il mondo del kung fu tradizionale è vastissimo, che tipo di kung fu pratica e insegna?

Pratico uno stile di kung fu sino tibetano di discendenza familiare, chiamato:

lo stile dell’“Antica dinastia del drago della montagna” è uno stile del nord appartenete agli stili esterni con una parte di pratica interna. Tale stile prevede lo studio di tecniche fondamentali, di raggruppamenti, di taolua mani nude, taolu con tecniche animali e taolu con armi.

Secondo la leggenda lo stile nacque intorno al 200 a.C. in un’villaggio a nord ovest della Cina. In questo villaggio abitava un giovane molto forte dal nome Yan Shin Po che era solito difendere i più deboli del villaggio dalle angherie e dalle scorribande. Era l’epoca dei Regni Combattenti, la violenza imperava e per questo motivo le donne e i giovani del villaggio vennero mandati sulle montagne per sfuggire ai massacri. Nella natura selvaggia Yan Shin Po osservava gli animali e ne studiava i comportamenti e le abilità difensive. Dopo aver osservato per molto tempo e compreso le leggi della natura scelse sette ragazzi e insegnò loro le caratteristiche difensive degli animali istruendoli all’arte del combattimento, gli animali erano i seguenti: la tigre, la scimmia, la gru, l’aquila il leopardo la mantide ed il serpente.

Questi giovani divennero così otto forti guerrieri. Quando i tempi sembravano più miti tornarono presso il loro villaggio, ma la quiete durò poco si trovarono presto a dover difendere il paese da nuovi attacchi. Yan Shin Po venne convocato dal governatore che voleva complimentarsi con lui per aver così bene difeso il villaggio. Durante questo incontro la figlia del governatore e Yan Shin Po si innamorarono senza però avere il benestare del padre della ragazza.

Yan Shin Po e il Governatore stabilirono una tregua e i sette guerrieri furono inviati ad imparare i sette animali di riferimento, mentre Yan Shin Po continuava a coltivare la propria arte e l’amore segreto per la figlia del governatore. Uno di questi sette guerrieri fu incaricato da Yan Shin Po di andare dai compagni per studiare insieme a loro l’animale nel quale si erano specializzati, l’allenamento durava dai tre ai sette mesi, dopo di che questo giovane messaggero avrebbe fatto visita ad un nuovo compagno. Tutti gli stili venivano riportati a Yan Shin Po da questo suo allievo fidato e messaggero. Nel frattempo Yan Shin Po accresceva la sua arte divenendo quasi imbattibile. Un giorno il governatore venne a scoprire che tra i due giovani vi era un amore segreto così andò su tutte le furie tanto che i due innamorati fuggirono insieme. Il Governatore fece cercare la figlia ovunque ma senza risultato così emanò un editto che annunciava “se Yan Shin Po avesse riportato la figlia a casa gli sarebbe stato perdonato tutto”. I due giovani decisero quindi di rientrare al palazzo del governatore, il quale dopo poco decise di far avvelenare Yan Shin Po per dividere i due giovani amanti. Quando i guerrieri di Yan Shin Po vennero a conoscenza che il loro Maestro era stato avvelenato decisero di attaccare il palazzo in una notte senza luna, così uccisero tutte le persone che vi trovarono. Tale evento dimostra come l’istinto umano non sia poi così diverso da quello animale, eccetto per il fatto che l’uomo dovrebbe essere dotato di una razionalità e di una spiritualità che consentano di dominare l’istinto.

Questa è la leggenda dell’“Antica dinastia del drago della montagna” che il maestro Lomphar Khan ha trasmesso al mio attuale maestro, Marco Galié.

5) Crede che sia utile integrare all’allenamento del tradizionale le ginnastiche occidentali?

Assolutamente si e questo mi è stato confermato dall’esperienza personale. Aver integrato l’allenamento occidentale con quello orientale, soprattutto in preparazione di gare di combattimento internazionali, è stato essenziale. E questo devo dire che anche gli orientali lo riconoscono e si stanno aprendo sempre di più alle metodiche occidentali.

Presto la seconda parte dell’intervista!

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Daniela De Girolamo è un insegnate di Qi Gong, Taiji Quan, Meditazione e Medicina Cinese.

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I benefici della respirazione. L’esperienza Taoista.

La vita inizia con un respiro e con un respiro finisce. Il respiro è il ritmo danzante della nostra vita, la sua importanza ha attraversato i secoli e le culture.

Nella cultura ebraica Ruha è il Respiro di Dio, il suo suono imita il fischiare del vento, la sua è una forza che si muove e che è capace di animare le cose dandogli movimento, è la rappresentazione della vita stessa. Nel racconto biblico Dio crea l’uomo Adamo dalla terra e gli da vita soffiandogli sul viso. Gli aneddoti religiosi e spirituali sul respiro sono davvero numerosissimi.

Il respiro è da sempre vissuto come atto vitale e creativo, esso è il nostro grande dono e potere.

Per il pensiero cinese il primo respiro segna la venuta al Cielo Posteriore, il periodo che va dalla nascita alla morte. Il Polmone inizia così a manifestare la presenza terrena come l’ultimo attore di un sistema già funzionante nel grembo materno.

Nel pensiero cinese il Soffio è la rappresentazione della congiunzione del Cielo e della Terra che ben possiamo comprendere nell’ideogramma Qi dove nella parte inferiore viene rappresentata la parte materiale, il riso cotto rappresentazione dell’energia terrestre, e nella parte superiore il vapore che esala dalla cottura rappresentando il qi celeste, un passaggio dalla materia allo spirito in maniera dinamica, viva, espressione dei Soffi.

E’ con questa sacralità che il respiro diviene cardine nelle tecniche di Qi Gong (Lavoro sul Soffio) arte di trasformazione alchemica dallo yin allo yang dalla materia allo spirito, dove attraverso il respiro possiamo assimilare l’energia esterna e condurla all’interno creando uno scambio in grado di accrescere la forza interiore.

Una respirazione si compone di quattro atti: inspirazione, breve apnea a polmoni pieni, espirazione, breve apnea a polmoni vuoti. Il respiro simboleggia la continua trasformazione dell’essere. Possiamo distinguere principalmente tre modalità di conduzione del respiro, la respirazione addominale profonda, la respirazione paradossa e la respirazione embrionale. A seconda delle modalità di respirazione si avranno dei risultati precisi su mente cuore e corpo.

La respirazione addominale profonda: possiamo osservare questo tipo di respirazione nei bambini piccoli, quando inspirando l’addome si gonfia ed espirando si sgonfia. Questo tipo di respirazione in età adulta è molto difficile da recuperare, in quanto presuppone uno stato di rilassamento e di buone capacità di intenzione. Inspirando i polmoni si gonfiano anche nella parte inferiore, il diaframma spinge gli organi verso il basso creando un massaggio interno capace di apportare una buona circolazione e migliorare l’ossigenazione del sangue. La respirazione diaframmatica permette un lavoro posturale in quanto coinvolge anche la muscolatura profonda. Il sonno e la digestione migliorano, si viene ad istaurare uno stato di mente quieta.

La respirazione paradossa o inversa: questo tipo di respirazione prevede che inspirando si gonfi il torace arretrando l’addome ed espirando l’addome si gonfi svuotando il torace. Questo tipo di respirazione è molto attivante e per questo viene utilizzata in maniera mirata in alcune tecniche di Qi Gong e più spesso nelle arti marziali. Questo tipo di respirazione di tipo yang porta l’energia verso l’alto, i suoi effetti energizzanti permangono a lungo e potrebbe non essere adatta a tutti.

Respirazione embrionale: questo tipo di respirazione si riferisce al Cielo Anteriore, alla vita in utero dove l’embrione o il feto veniva nutrito attraverso il cordone ombelicale della madre, dove la l’ossigenazione era dovuta proprio a questo scambio interno tra madre e figlio. Ciò che si dice in merito della respirazione embrionale è spesso controverso, sicuramente ci si riferisce ad una respirazione lunga, impercettibile dall’esterno e dai grandi poteri nutritivi ed al movimento della Yuan Qi “energia originaria”.

Negli esercizi di respirazione ciò che deve essere sempre presente è l’attenzione mentale, lo Yi. Poiché dove va lo Yi va il Qi (dove va l’intenzione va l’energia) è necessario tener presente che siamo unità tra corpo e spirito, e che tra corpo e spirito il veicolo di congiunzione è proprio il respiro.

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Sulle Orme dei Maestri – Intervista alla Maestra Sarah Falanga seconda parte

1) Cosa significa Taijiquan, e che attinenza c’è con il taoismo?

Come abbiamo già potuto vedere in precedenza, il termine Tajiquan significa letteralmente “Boxe della Polarità Suprema”. Il Taijiquan si basa principalmente sui principi del Taoismo. Si segue l’idea del dualismo, ogni movimento esprime l’alternanza tra yin e yang, l’origine di tutte le condizioni dinamiche dell’universo, la legge del cambiamento.

2) Come si può diventare un insegnante?

Diventare insegnante è facile!

Si studia, si pratica e non dimentichi di essere un allievo perché chi meglio di un allievo ti può insegnare ad essere un insegnante?

Diventare Maestro non è cosa facile.

La Maestra Chen Peiju dice: “Al mondo ci sono i maestri famosi, i maestri bravi (saggi) e quelli furbi. Dal bravo maestro escono discepoli di livello alto. Non necessariamente il bravo maestro è un maestro famoso in tutto il mondo. Ciò che deve avere un bravo insegnante è avere moralità, auto coltivazione, conoscere la teoria, avere abilità uniche, essere onesto e di buon cuore ed insegnare con zelo. Difatti di tali saggi maestri ne esistono pochi al mondo!

Insegnare non è mai semplice, ti devi mettere sempre in gioco. Devi avere tanta pazienza e devi avere rispetto per ciò che fai, per te stesso e per gli altri.

3) Parlando di Taijiquan si parla spesso di “energia”. Che cosa si intende esattamente?

Il concetto di “energia” è molto complesso. Nel mondo occidentale affrontiamo il discorso del benessere prettamente da un punto di vista anatomico e fisiologico, per gli orientali invece il discorso è ben diverso. I due aspetti che per noi sono fondamentali, per loro sono solo una parte di quello che viene chiamato Qi. Esso non ha una definizione precisa, per i Cinesi è il “soffio” è la base della vita ed è essenziale per la conservazione della vita stessa e basilare per il funzionamento degli organi interni. Il Qi si presenta in forme diverse ed esercita funzioni differenti nelle varie parti del corpo.

Secondo la medicina tradizionale cinese ci sono tre elementi principali che costituiscono la vita umana. Oltre al Qi, di cui già abbiamo parlato sopra, ci sono il Jing e lo Shen, chiamati anche “tre gemme” o “tre tesori”.

Il Jing rappresenta l’essenza della vita umana e può essere di due tipi: prenatale e postnatale. Il primo è quello congenito che si forma nel feto, quello che i tuoi genitori ti “regalano” mentre il secondo è quello che si acquisisce subito dopo la nascita, è quello che bevi, mangi, le abitudini, l’educazione etc.

Lo Shen, viene tradotto con il termine “spirito” ed è la diffusione a livello generale della coscienza e comprende tutte le attività vitali.

Questi tre “tesori” sono inseparabili ed interconnessi, si può riassumere in questo modo: il Jing è la base, il Qi è la forza traente e lo Shen è il fattore guida.

4) Che cos’è un un Fajin?

Il Fajin, o Fali, è l’espressione della forza.

Per esprimere la forza nel Taijiquan bisogna essere prima di tutto rilassati. Non bisogna intendere la forza come rigidità o blocco. Per emettere un Fajìn o falì (emissione di forza o esplosione di forza) serve una combinazione di massima quantità di forza nel minor tempo possibile. Da dove nasce però questa forza? Nel Taijiquan si usa dire “La forza nasce dai piedi, si sviluppa nelle gambe, viene diretta dalle anche e prende forma nelle mani”, parte tutto dal basso, da una corretta postura e da un ottimo radicamento. Il Falì, però, non bisogna intenderlo come una freccia scoccata dall’arco o come un proiettile, subito dopo aver emesso la forza, bisogna ritornare immediatamente ad accumulare/raccogliere la forza all’interno formando un movimento elastico spiraleggiante come una molla di metallo. L’errore tipico è quello di far partire il movimento dal torso.

5) Quale messaggio vorrebbe diffondere a chi già pratica o chi vorrebbe avvicinarsi a quest’arte?

Il Taijiquan è una disciplina meravigliosa, ognuno di noi si è avvicinato e si avvicina a quest’arte per i motivi più vari. Chi perché gli è stato consigliato dal medico, chi per semplice curiosità o perché attratto già dall’idea di qualcosa di cui si sente tanto parlare ma in effetti quasi nessuno sa realmente cosa sia.

Se si è presa la decisione di intraprendere questo percorso serve tanta pazienza, duro lavoro e studio. Ovviamente tutto dipende quale strada vuoi seguire, ma questi sono i requisiti. Mettiti sempre in gioco, non demordere. Il lavoro più difficile non è riuscire a fare o meno un movimento, per quello basta l’allenamento. Il lavoro più arduo è quello che dovrai fare con te stesso, sia se scegli la via del puro benessere sia se scegli quella del combattimento. Il Taijiquan ti aiuta a stare bene fisicamente e se gli permettete di “entrare” in voi vi cambierà notevolmente. Affronterete la vita in modo diverso. Attenzione però questo non succede immediatamente, dovete darvi tempo. Non siate frettolosi, non siate impulsivi. Alla fine capirete.

Per contattare la M. Falanga

falangasarah@virgilio.it

www.icxj.it

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Il Qi Gong dei cinque animali – Wu Xing

Il Qi gong dei Cinque animali è una delle tecniche più antiche, questa tecnica ci riporta ad una condizione dove l’essere umano era in stretta relazione con l’ambiente naturale circostante. La maggior parte delle tecniche psico energetiche trae ispirazione dall’osservazione della natura, il macrocosmo. In questo modo l’essere umano cerca di rafforzare e correggere l’energia interna armonizzandola ai ritmi naturali.

Il Qi Gong dei Cinque Animali è parte del corpus di tecniche del Qi Gong Medico (relativo alla Medicina Cinese) e si occupa di lavorare sul riequilibrio degli Zang Fu (organi e visceri) al fine di preservare la salute. Di questa tecnica come spesso accade in tutto il Qi Gong se ne annoverano diverse versioni, ma in tutte le versioni gli animali assumono un ruolo archetipico di rivitalizzazione dell’energia interna in base alle caratteristiche dell’animale rappresentato, bisognerà diventare l’animale stesso “giocando” con la tecnica.

È possibile esercitarsi nella forma di un unico animale oppure sceglierne più di uno in base alle necessità ed all’inclinazione personale, il lavoro sulla tecnica degli animali può durare una vita intera. La pratica di Qi Gong è sempre stata utilizzata dagli artisti marziali per potenziare la propria energia interna, ad esempio Bruce Lee si era specializzato nella Gru.

Hu Xing “Forma della Tigre”: nella Tigre si pone l’accento alle sue caratteristiche principali che sono l’aspetto fiero, l’atteggiamento vigile, la morbidezza ed agilità tipica di tutti i felini e la capacità di difesa data dall’aggressività, nel caso del Qi Gong l’aggressività è volta a proteggerci dalle malattie. L’esercizio della Tigre risulta essere benefico principalmente per il Polmone, per l’articolazione della spalla e l’infiammazione delle articolazioni in generale.

Xiong Xing “Forma dell’Orso”: nell’Orso si pone l’accento alle sue caratteristiche principali che sono la forza, la stabilità, la possanza, l’apparente morbidezza che cela la durezza interna, per rendere l’idea pensiamo al modo di dire “pugno di ferro in guanti di velluto”. Questo esercizio risulta particolarmente adatto all’armonia del Qi di Stomaco -Milza, ai dolori della colonna vertebrale ed al senso di rigidità, ha la capacità di allungare il respiro.

Hou Xing “Forma della Scimmia”: nella Scimmia, l’aspetto è giocoso e dinamico, gli occhi mostrano curiosità, un’animale imprevedibile nell’agilità dei cambi di direzione, intelligente e acuto. La forma delle mani è a picca o fiore di pruno e l’intenzione viene portata fino alla punta delle dita, rappresentando anche un aspetto difensivo nel portare il colpo. Questo esercizio può essere utile per le articolazioni, i dolori della colonna cervicale, problemi degli occhi, dolori alle mani e dei piedi.

She Xing “Forma del serpente”: nel Serpente ammiriamo l’estrema flessibilità, il movimento ad onda, veloce, sinuoso. La sua simbologia è presente in tutte le culture, come rappresentazione di saggezza, di una conoscenza antica e profonda che dalle oscurità si avvia alla luce. Nel serpente è insito il potere del cambiar pelle, della trasformazione, del rinnovamento. Questa tecnica ha un’azione profonda sul Qi, trasformando l’energia interna del praticante in forme sempre più sottili. Ha la capacità di rendere il corpo come un elastico. Azioni principali: Circolazione del Qi, disturbi allo stomaco, disturbi delle articolazioni, mal di schiena, disturbi cronici.

He xing “Forma della Gru”: la Gru è simbolo di lunga vita, di eleganza e leggerezza. La camminata deve essere svolta in maniera naturale, in modo disinvolto e mente quieta in modo di calmare il Cuore ed apportare uno stato di serenità. I suoi effetti benefici si possono riscontrare soprattutto a livello della pressione sanguigna e dell’apparato circolatorio. Questa tecnica si mostra molto utile anche negli anziani e in chi deve riacquisire stabilità nei passi.

Il Qi Gong dei cinque animali è adatto a tutte le fasce di età anche ai bambini, in quanto si presta alla dinamicità, gli esercizi sono piacevoli e di semplice esecuzione. Se ne consiglia la pratica lontano dai pasti, gli effetti benefici si inizieranno a vedere già dopo poche settimane di pratica regolare, per una buona regolazione del Qi sarà necessario iniziare gli esercizi molto lentamente per rendere i movimenti più veloci soltanto quando la pratica si sarà consolidata, anche i tempi di esecuzione andranno aumentati gradualmente.

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Daniela De Girolamo è un insegnate di Qi Gong, Taiji Quan, Meditazione e Medicina Cinese.

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Intervista alla Maestra Sarah Falanga prima parte

A settembre riprendono le interviste ai Maestri, partiamo alla grande con l’intervista alla Maestra Sarah Falanga che ha il wushu nel dna!

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Mi accorgo sempre più che la mia attenzione viene colpita da quei Maestri che tendono a mettersi poco sotto i riflettori, insomma proprio come in questo caso poca apparenza e tutta sostanza!

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Vi auguro buona lettura per questa bellissima intervista.

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1) Maestra Sarah Falanga, come ha conosciuto il wushu?

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Penso si possa dire che sono nata nel mondo del wushu, essendo la figlia del Maestro Falanga Stanislao, quindi sin da bambina ho vissuto le arti marziali cinesi. Da che ho memoria in casa si è sempre respirata aria di wushu, i film che guardavo maggiormente erano quelli sul kung fu degli anni ’70 e ’80 e il mio videogioco preferito è sempre stato “Mortal Kombat”.

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Fin da bambina il tempo passava seguendo mio padre nelle varie sedi di insegnamento, guardando e qualche volta cercando di imitare ciò che vedevo. La mia primissima esibizione è stata in una grande palestra scolastica nella città di San Giorgio a Cremano durante un evento sportivo all’età di quattro anni.

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Intorno ai 14 anni ho scelto di iniziare il percorso del Taijiquan con la Maestra Filosa Carmela, iniziando con lo stile Yang per poi dedicarmi prettamente allo studio dello stile Chen Xiaojia che insegno ormai da quasi 20 anni.

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2) In un ambiente dove c’è una prevalenza di Maestri come ci si sente ad essere una donna, ci sono mai state delle discriminazioni o dei trattamenti differenti?

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Non per fare polemica, purtroppo a questa domanda posso rispondere in un solo modo: le discriminazioni ed i trattamenti diversi ci sono sempre stati. Anche nel mondo del wushu una docente donna non sempre viene considerata brava e forte quanto un collega uomo, bisogna lavorare il doppio e dimostrare il triplo per essere presi in considerazione, ma devo ammettere che alla fine il wushu applica un sistema meritocratico, se vali, se batti i tuoi avversari, le discriminazioni cadono. Inoltre sono innumerevoli gli esempi di grandi donne che si sono distinte in questo mondo così marcatamente maschile. Nel Taijiquan possiamo nominare con grande orgoglio la GM Chen Liqing, zia della Maestra Chen Peiju, la prima donna ad essere inserita nella genealogia dello stile Chen. Considerata in Cina patrimonio nazionale, abile combattente, ma anche grande studiosa, è una delle prime donne della sua generazione a frequentare un college. Non bisogna poi andare tanto lontano nel tempo per dimostrare l’importanza delle donne nelle arti marziali. La Maestra Carmela Filosa che dal 1994 si reca in Cina ogni anno per approfondire tutto ciò che riguarda la cultura cinese, nel 2005 ha ricevuto l’onore più grande per un praticante di Arti Marziali tradizionali: la Maestra Chen Peiju l’ha accettata ufficialmente all’interno della famiglia Chen come discepolo interno ed inoltre l’ha inserita, insieme a pochi altri fedeli allievi, nella genealogia ufficiale dei trasmettitori dello stile Chen come XIII generazione, XXI della famiglia. Vorrei sottolineare unica straniera ad aver ricevuto questo titolo!

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Si pensi poi alle Olimpiadi con la nostra grande Irma Testa che trionfa a Tokyo nel pugilato, oppure alla grande fighter Gloria Peritore, combattente di una bravura eccezionale, campionessa di innumerevoli titoli, posso dire che sono pochi gli uomini che possono tenerle testa.

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3) In questa intervista vorrei approfondire una disciplina in particolare, il Taijiquan. Pochi sanno che si tratta di un’arte marziale e non esclusivamente di una meditazione in movimento oppure una ginnastica della salute. Da cosa possiamo capire che parlando di Taijiquan stiamo parlando di un’arte marziale?

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Non bisogna mai dimenticare che il Taijiquan nasce come stile di combattimento, al contrario del Qigong che si basa principalmente su un lavoro interno del Qi (come dice il nome stesso). Il Taijiquan ha in sé principi e movimenti marziali che puntano sia al benessere psicofisico sia combattimento con tecniche di difesa ed attacco. Secondo il Maestro Chen Peishan, si possono distinguere all’interno di questo stile di arti marziali tre aspetti fondamentali: i movimenti del corpo, l’abilità marziale e la teoria che vi è alla base.

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I movimenti del corpo comprendono a loro volta tre concetti basilari: l’intenzione, il Qi e la forma (xing) intesa sia come “forma esterna”, ossia come il gesto appare esternamente, sia come “forma interna” quindi come il lavoro interno genera il gesto.

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Tutti questi lavori, sicuramente danno grandi benefici sia psichici che fisici, dovuti al pieno controllo del corpo che il Taijiquan sviluppa. Questo però è solo un accidente generato dallo studio e dall’allenamento. Il valore reale di questi metodi è il dominio del corpo, quindi l’acquisizione dello Shenfa per poi in combattimento emettere il fali. Allenare tutti i giorni i movimenti esterni ed interni è necessario per l’acquisizione di quella capacità corporea atta alla realizzazione in un secondo momento delle tecniche e le strategie di combattimento in senso stretto. Per fare un esempio, il corridore che corre ogni mattina per la maratona avrà sicuramente dei benefici sulla salute dovuti alla costanza del suo allenamento, ma nonostante ciò non è la salute il suo fine ultimo, bensì migliorare la sua prestazione per trionfare in gara.

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4) Si parla spesso del Taiji Quan che viene generalmente chiamato “Taiji” come un’arte millenaria, ci sono dei riferimenti storici ai quali possiamo far riferimento con maggiore certezza per collocarne l’inizio in un periodo storico?

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Bisogna specificare una cosa, dobbiamo distinguere il termine Taiji da Taijiquan.

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Prima che “le 10.000 cose” esistessero, esisteva il wuji, assenza di polarità, una condizione in cui tutte le forme di energia si trovavano mischiate insieme in uno stato caotico primordiale “hundun”. Ma, come dice la Maestra Chen Peiju, all’interno di questa condizione era già presente una “informazione”.

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Dal wuji, grazie a questa informazione, nasce la suprema polarità, il Taiji. La suprema polarità si riferisce al concetto di yin e yang. Taiji quindi simboleggia i due poli opposti e complementari di yin e yang, e se ne parla già nell’Yijing ,“il classico dei mutamenti”.

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Taijiquan dove “quan” significa pugno è letteralmente “la boxe della polarità suprema” e se ne parla ufficialmente nel “Trattato Illustrato sul Taijiquan della Famiglia Chen” di Chen Xin (1849-1929) detto anche Chen Pinsan, XVI generazione del Taijiquan della Famiglia Chen, in cui riassume il sistema tecnico e teorico dello stile dal punto di vista della cultura cinese tradizionale e rivela i fondamenti filosofici del Taijquan. In conclusione quindi possiamo dire che il Taijiquan nasce e si struttura marzialmente sul concetto taoistico di Taiji.

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5) Quanti stili esistono di Taijiquan?

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Fino al 1800 il Taijiquan veniva praticato solo nella famiglia Chen, che lo custodiva gelosamente. Fu Chen Changxing, XIV generazione, che contribuì alla divulgazione del Taijiquan al di fuori della famiglia insegnandolo a Yang Luchan (1789-1872), proveniente da una famiglia di contadini del distretto di Yongnian, provincia dello Hebei. Dopo aver studiato per vent’anni lo stile Chen a Chenjiagou, il villaggio in cui risiedeva la famiglia Chen, ritornò al suo paese natio ed iniziò ad insegnare ai suoi figli che sistematizzarono ognuno modalità diverse dell’insegnamento del padre. Yang Jianhou, uno dei tre figli di Yang Luchan, trasmise a sua volta lo stile ai suoi due figli Yang Shaohou e Yang Chenfu e quest’ultimo diffuse la conoscenza del Taijiquan in tutta la Cina. Nacquero così lo stile Wu (Jianquan), lo stile Wu (Yuxiang), il Sun.

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Lo stile Chen si è suddiviso in due scuole principali, Da jia (grande struttura) che comprende a sua volta due varianti, Laojia e Xinjia, e Xiaojia (piccola struttura). La Xiaojia rappresenta il metodo più antico di pratica all’interno dell’intero sistema del Taijiquan stile Chen.

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Per contattare la M. Falanga

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N.B. Le indicazioni contenute in questo articolo non si sostituiscono alla pratica medica alla quale è rimandata la salute e la cura della persona.

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Daniela De Girolamo è un insegnate di Qi Gong, Taiji Quan, Meditazione e Medicina Cinese.

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E’ Presidente dell’ A.S.D Meihua il vento sopra il lago che si occupa dell’insegnamento e della diffusione delle discipline orientali.

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Scrittrice del libro “Pillole di Lunga Vita guida introduttiva al Qi Gong e al Taiji Quan”.

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Sulle Orme dei Maestri – Intervista alla Maestra Maria Vaglio, seconda parte.

1°) Conosci molte tecniche di Qi Gong anche di stili differenti, pensi che una sia più efficace di un’altra?

Il discorso è complesso. In linea generale ogni tecnica di Qigong ha valore ed efficacia. Con le tecniche dinamiche si lavora sullo scioglimento articolare, sul coordinamento, sul respiro e si esercita quasi sempre una sorta di massaggio interno, per cui gli organi vengono irrorati di sangue, liquidi e Qi; con le forme statiche si perfeziona la postura, si accresce maggiormente la circolazione di Qi interna e si esercita la consapevolezza di sé. In ogni caso è bene praticare entrambe le modalità.

A causa però delle differenze peculiari di ognuno di noi, energetiche, fisiche e psichiche, è possibile che una tecnica risulti più benefica per una persona e meno per un’altra.

Difatti alcuni esercizi, pur agendo in modo globale sull’organismo, operano nello specifico su particolari organi e ambiti energetici, oppure sul sangue, sullo yin o sullo yang, su alcune emozioni piuttosto che altre, o possono essere più adatti alla tonificazione o alla purificazione.

Pertanto il Qigong può essere utilizzato in modo mirato per ciascuno di noi, in funzione della propria costituzione energetica o di personali squilibri, per prevenire eventuali situazioni disarmoniche o portare miglioramento ai disturbi di salute.

6) Sei docente e fondatrice della scuola di formazione Qi Gong “I Giardini del Tao” puoi dirci qual è il ruolo dell’operatore Qi Gong?

Vorrei prima di tutto dire che la Scuola I Giardini del Tao rappresenta la concretizzazione di un’idea che per anni aveva illuminato la mia pratica quotidiana di Qigong: quella di poter trasmettere gli insegnamenti del mio primo Maestro Wang Ting Jun e degli altri maestri da cui nel tempo avevo appreso questa bellissima Arte di salute, per il benessere e l’evoluzione interiore di più persone possibili. Come un semino… dopo alcuni anni quel proposito è germogliato, concretizzandosi ormai da tempo nella scuola fondata insieme a Laura Rubrianti, che è ancora in continua crescita e trasformazione. La Scuola I Giardini del Tao è a tutti gli effetti una creatura vivente, che progredisce grazie all’impegno gioioso e pieno di amore degli insegnanti e grazie all’entusiasmo, al lavoro e alla partecipazione attiva degli allievi.

Quindi sento che il ruolo dell’operatore sia quello di diffondere il Qigong e i principi della Medicina Cinese, tra cui il concetto dell’essere umano quale espressione e crogiuolo alchemico tra le energie yin della terra e quelle yang del cielo, in perenne mutamento.

L’operatore arricchisce l’insegnamento con la propria esperienza e accompagna gli allievi nella scoperta di un personale percorso di consapevolezza, di salute e di vita, affinché abbiano la possibilità di trovare in se stessi l’opportunità di un auto-trattamento fondato sulla guarigione dell’anima, intesa come cammino di realizzazione personale, in accordo con il proprio mandato celeste.

Inoltre è molto importante che l’operatore sia cosciente dei propri limiti e da essi tragga forza, poiché il suo ruolo è quello di trasmettere e nello stesso tempo di apprendere dall’insegnamento e dagli allievi stessi, grazie ad un continuo scambio per una crescita comune.

7) L’apparato energetico del bambino e dell’adulto sono differenti, cosa è adatto e benefico per i bambini?

Come sappiamo i bambini sono generalmente vivaci, ed esprimono in tal modo una vitalità molto più abbondante e fresca rispetto a quella degli adulti. Difatti l’apparato energetico dell’età infantile manifesta prevalentemente una forte energia espansiva con caratteristiche yang, simile a quelle della primavera, dell’aurora, dei boccioli, delle piantine che con forza spingono per farsi largo nelle pieghe della terra per raggiungere la luce del sole e vivere. Tali proprietà sono quelle dello Yang nascente che avanza nello Yin e corrispondono al Movimento Legno. Questo aspetto di lieve squilibrio è fisiologico nell’infanzia e va naturalmente sostenuto. Potrebbe in alcuni casi trasformarsi in un esubero eccessivo dei Movimenti Legno e Fuoco e della qualità energetica yang, e portare ad agitazione e iperattività. Allora sarà bene tonificare l’aspetto Yin in vari modi, ad esempio con dei massaggi nella zona lombare per rinforzare il Rene ed ancorare il Vento.

Indubbiamente però ogni bambino presenta delle caratteristiche peculiari all’interno di questa situazione più generale, mostrando una costituzione prevalente nell’ambito dei Cinque Movimenti, che porta alla luce l’aspetto personale più profondo, di provenienza del “Cielo anteriore” ed ereditato dai genitori.

Sostenere ed incoraggiare le particolarità proprie di ogni costituzione è fondamentale per permettere al bambino di esprimere al meglio la sua natura e poter attuare i propri talenti, con grande beneficio per la salute e per l’equilibrio psicofisico anche della futura età adulta.

Il Qigong può essere uno strumento straordinario per far tornare i bambini in contatto con una dimensione umana più vicina al corso naturale delle cose e alla propria essenza, da cui purtroppo la cultura e la società contemporanee tendono a distanziarli.

A tal proposito, nella Scuola I Giardini del Tao abbiamo ideato il Metodo Tao Bao®, le cui linee guida sono contenute nel libro Il Percorso di Bao. Il Metodo caratterizza il Corso per Istruttori di Qigong per bambini, strutturato in modo da formare operatori che possano accompagnare e sostenere i nostri piccoli meravigliosi esseri nella loro complessità di corpo mente e spirito, secondo la visione più ampia della Medicina Cinese.

8) La tua prima professione è stata quella di architetto, che cosa significa avere una lettura energetica degli ambienti e che relazione c’è con il Qi gong?

Sì. Ho sempre avvertito l’importanza di creare o trasformare gli ambienti domestici o di lavoro rispettando le caratteristiche e le esigenze peculiari di chi li avrebbe poi abitati o vissuti in qualche modo. Incontrare e approfondire il Feng Shui è stato come entrare in un mondo straordinario, in cui è possibile condurre una lettura particolare degli spazi abitativi, del paesaggio circostante (naturale o edificato) e di chi vi abita, al fine di correlare in modo armonioso tutti questi elementi come in una sinfonia energetica.

Inoltre il Feng Shui e il Qigong sono in sintonia: si fondano sugli stessi principi filosofici e cosmologici taoisti e sulle regole della Medicina Cinese, condividono le idee di Qi, dei Cinque Movimenti Energetici, della polarità Yin/Yang, dei flussi di Qi, di eccesso e difetto, di tonificazione e dispersione… la differenza è il campo d’applicazione: con il Qigong si lavora direttamente sull’essere umano, mentre il Feng Shui si occupa della casa e dell’ambiente, sempre al fine di portare benessere ed evoluzione in chi vi abita.

A tal proposito, avendo la fortuna e il piacere di conoscere e praticare entrambe queste Arti, ho portato avanti uno studio comparato e ho visto che il loro uso contemporaneo permette una conoscenza della persona ancora più approfondita e conseguentemente offre la possibilità di seguire un percorso evolutivo, preventivo e di benessere ancora più importante.

Operare sugli ambienti a livello energetico significa eseguire sulla casa un esame secondo i principi della Medicina Cinese, per poi applicare dei rimedi di armonizzazione grazie all’utilizzo di forme, colori, materiali, orientamento, distribuzione e destinazione d’uso dei vari locali.

La stretta relazione tra la persona e il luogo in cui vive o lavora fa sì che si influenzino reciprocamente: la casa esprime l’essenza di chi vi abita e nello stesso tempo gli infonde le proprie peculiarità energetiche, che saranno più o meno benefiche a seconda dell’armonia che l’edificato ha con i cicli della natura, con la polarità Yin/Yang, con l’esposizione solare e con i Cinque Movimenti.

Nel Qigong si parla di vuoto del Cuore. Analogamente il Feng Shui considera il baricentro come il Cuore della casa, e offre diverse indicazioni per valorizzarlo e lasciarlo libero da eventuali blocchi e creare così ilvuoto del Cuore… della casa, per permettere al Qi di circolare liberamente e diffondere il proprio nutrimento a tutti gli ambienti.

Un appartamento può mostrare la prevalenza di un Movimento e la carenza di un altro,

oppure può presentarsi caotico e pieno di oggetti inutili: in tal caso il libero fluire del Qi viene impedito e questi disordini energetici avranno un’influenza anche sulla persona a vari livelli. Allora sarà positivo lavorare sulla casa con il Feng Shui per favorire i flussi energetici e ripristinare l’armonia generale. Se è possibile poi integrare con la pratica del Qigong, il lavoro sarà generale e gli effetti ancora più intensi.

In conclusione, queste due Arti sono degli strumenti meravigliosi che lavorano a livello sottile per l’evoluzione personale e per il benessere fisico, emozionale e spirituale, e ancor di più se utilizzati in sinergia.

Nel libro La Casa che vorrei, scritto in collaborazione con Mauro Pedone, musicoterapeuta ed esperto di aromaterapia, vengono esposte approfonditamente e in modo semplice tutte queste tematiche.

9) C’è un pensiero che vuoi condividere in questo periodo storico così “particolare”?

Sì. “Viaggiare” leggeri, coltivando il valore della comunità, con amore, rispetto e gratitudine.

Informazioni di contatto per la Maestra Maria Vaglio

https://energieinmovimento.net/

m_vaglio@libero.it

https://www.formazioneqigong-igiardinideltao.it/

N.B. Le indicazioni contenute in questo articolo non si sostituiscono alla pratica medica alla quale è rimandata la salute e la cura della persona.

Daniela De Girolamo è un insegnate di Qi Gong, Taiji Quan, Meditazione e Medicina Cinese.

E’ Presidente dell’ A.S.D Meihua il vento sopra il lago che si occupa dell’insegnamento e della diffusione delle discipline orientali.

Scrittrice del libro “Pillole di Lunga Vita guida introduttiva al Qi Gong e al Taiji Quan”.

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La meditazione camminata

La meditazione è spesso vista come qualcosa di fermo, statico, qualcosa per cui dobbiamo sederci in una stanza silenziosa, chiudere gli occhi e … e poi?

Quante volte ci siamo chiesti: poi cosa devo fare? Come faccio a non pensare? Come posso mantenere la mia mente silenziosa?

Eppure non è questo che ci viene richiesto dalla meditazione, quello che ci viene richiesto è essere completamente presenti a noi stessi. Essere testimoni dei nostri pensieri e non farci trascinare da essi fra le fluttuazioni della nostra mente.

Allora in queste vacanze estive, dove possiamo forse dedicarci qualche minuto al giorno, proviamo ad essere presenti nei nostri gesti quotidiani, proviamo a non perdere il contatto con il momento presente e a rimanere osservatori attenti di ciò che ci accade, ma anche di ciò che ci distrae.

Riconoscere i nostri pensieri disturbanti può essere davvero molto utile, non dobbiamo far altro che accoglierli, senza giudicarli, per riportare poi la mente per mano, dolcemente, alla presenza.

Proviamo allora ad affrontare azioni semplici della nostra vita, come il semplice camminare, con una nuova consapevolezza. La meditazione camminata ci aiuta a mantenere la presenza attiva della mente perché ci concentriamo su qualcosa di pratico, di fisico.

Quando ci spostiamo da un luogo all’altro a piedi, cosa che già di per se è purtroppo un privilegio in questo tempo veloce in cui stiamo sempre correndo da qualche parte, chiedendoci se ciò che abbiamo concluso è stato fatto come si doveva, e facendo il punto su ciò che stiamo andando a fare, portiamo completa attenzione alle azioni che stiamo compiendo, al momento presente.

Prendiamoci un attimo prima di iniziare, chiudiamo gli occhi e rimaniamo in ascolto del corpo per qualche respiro. Quando ci sentiamo connessi davvero con noi stessi, quando riusciamo a fluire attraverso il respiro, allora iniziamo la nostra scoperta.

Osserviamo il peso del nostro corpo che dal tallone si sposta lentamente sulla pianta del piede e poi al centro e sull’avampiede per poi poggiarsi sulle dita. Osserviamo le sensazioni che proviamo in questa azione automatica nel momento in cui la osserviamo, la sentiamo. Cosa succede quando l’altro piede inizia a sollevarsi? Notiamo tutti i muscoli coinvolti in questo susseguirsi di movimenti così meravigliosamente coordinati l’uno con l’altro. Soffermiamoci anche a osservare l’equilibrio perché, se facciamo attenzione, ci accorgeremo che in questo semplice processo del camminare, ha una grandissima importanza.

Nel mettere un piede davanti all’altro esiste un momento impercettibile in cui l’equilibrio viene a mancare, in cui ci troviamo sbilanciati in avanti, un attimo di incertezza del corpo di cui non facciamo in tempo ad accorgerci. Con fiducia il passo successivo si compie, ogni volta. Questa attitudine meravigliosa ci è richiesta nella vita quando ci facciamo guidare dal cuore nelle nostre scelte. Quando con fiducia scegliamo di correre il rischio in prospettiva di qualcosa di più grande. Quell’attimo in cui non abbiamo nessuna certezza di riuscita eppure sentiamo che stiamo facendo la cosa giusta e rimaniamo per un attimo sospesi nel vuoto, in attesa che il passo successivo poggi su una superficie stabile e sicura.

L’atto di camminare è così interiorizzato da essere divenuto automatico, ricolleghiamoci con le sensazioni che ci dà, perché seppur meccanicamente questo atto è acquisito, le sensazioni che proviamo sono sempre diverse.

Questa modalità di attenzione può essere portata in ogni azione abitudinaria della nostra vita, questa è la meditazione, questo è vivere lo yoga.

Carola Fontana è un’insegnante di yoga formata presso la scuola Amrita Yoga Classic e presso la scuola di Hatha Tantra Yoga di Radhasamadhi yoga e Ayurveda.

Riflessologa plantare, massaggiatrice Ayurvedica, operatrice Reiki.

Docente presso l’associazione Meihua il vento sopra il lago

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