Qi Gong del Nutrimento dell’Utero. Seconda Parte.

Le pratiche energetiche per il Benessere della Donna vengono insegnate e diffuse in tutto il mondo dalla Maestra Liu He e dagli insegnanti che si sono formati con lei e che sono stati autorizzati all’insegnamento di queste tecniche rare e preziose.

La tecnica del Nutrimento dell’Utero è parte delle pratiche femminili specifiche per la salute della donna secondo i dettami della Medicina Cinese. Questa tecnica si mostra utile anche al di fuori della gravidanza per molti squilibri energetici che potremmo tradurre come disturbi “ginecologici” legati alla ciclicità femminile, ricordando che nella medicina cinese le malattie della medicina occidentale non esistono; nella medicina cinese possiamo riconoscere dei sintomi riconducibili a degli squilibri energetici.

Questa tecnica può essere praticata sempre, sia prima della gravidanza, sia durante ed anche dopo. Personalmente durante la mia gravidanza non conoscevo ancora il Qi Gong per il benessere della donna, ho iniziato la pratica di questa tecnica quando mio figlio era già nato. Ho studiato inizialmente il Qi Gong della “Ragazza di Giada” e successivamente il Qi Gong del “Nutrimento dell’Utero”. Ho praticato Il Qi Gong del Nutrimento dell’Utero per 100 giorni e con grande stupore ho riscontrato che mentre io miglioravo grazie al Qi Gong anche mio figlio si mostrava più sereno ed il suo sviluppo veniva sostenuto. C’è un legame profondo che accompagna la madre ed il bambino, soprattutto nei primi anni quando la relazione energetica è molto forte, il bambino si nutre non soltanto del latte materno ma anche dell’energia della mamma, per questo le madri dovrebbero avere le giuste attenzioni per la cura di se stesse, curando la mamma ci si prende cura del bambino. Questo legame energetico inizierà a cambiare con la perdita dei dentini da latte.

La sequenza del Nutrimento dell’Utero è molto dolce, può essere praticata comodamente da sedute a terra finché si riuscirà e successivamente sarà possibile sedersi su una sedia. La tecnica consiste in una serie di automassaggi, di visualizzazioni, suoni e tecniche specifiche di respirazione e di intenzione. Vengono attivati dei punti particolari secondo i dettami della medicina cinese che servono a tonificare l’energia del Rene, a regolare il Qi del Fegato, calmare il Cuore e così via. Come in tutto il Qi Gong il lavoro energetico è globale ma ci sarà un’intenzione maggiore su Chong Mai e Ren Mai canali di scorrimento energetico essenziali per il benessere della donna e del feto. Questa tecnica straordinaria è capace di rafforzare il legame materno fetale.

“Non possiamo influire significativamente sui cambiamenti fisiologici che si verificano durante la gestazione e nel parto, ma possiamo senz’altro intervenire in modo determinante sulla vitalità e sul carattere di nostro figlio ” Xiolan Zhao

Secondo la medicina tradizionale cinese la gravidanza dura dieci mesi lunari, la luna è l’emblema dello Yin, come la donna ed il sangue sono di natura yin. Durante la gestazione sarà bene praticare la tecnica del Nutrimento dell’Utero per un armonioso sviluppo della mamma e del bambino.

Durante il primo mese è una polpa

Il secondo mese è una pasta

Al terzo mese è un feto

Al quarto mese è carne

Al quinto mese ci sono tendini e nervi

Al sesto mese ci sono le ossa

Al settimo mese l’uomo è formato

All’ottavo mese si ha il movimento

Al nono pesta i piedi per l’impazienza

All’inizio del decimo mese vede il giorno

Man mano che si organizza la forma corporea i cinque visceri prendono forma

Huainanzi; Larre; De La Valleè

La maternità è sempre un viaggio che sia improvviso o programmato, è bello godersi il viaggio e scoprire un nuovo mondo perché ogni volta che nasce un bambino nasce anche una mamma.

N.B. Le indicazioni contenute in questo articolo non si sostituiscono alla pratica medica alla quale è rimandata la salute e la cura della persona.

Daniela De Girolamo è un insegnate di Qi Gong, Taiji Quan, Meditazione e Medicina Cinese.

E’ Presidente dell’ A.S.D Meihua il vento sopra il lago che si occupa dell’insegnamento e della diffusione delle discipline orientali.

Scrittrice del libro “Pillole di Lunga Vita guida introduttiva al Qi Gong e al Taiji Quan”.

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Sulle orme dei Maestri – intervista al Maestro Marco Taglietti – Bao Hong Lien. Seconda parte

1. In questo particolare periodo storico dove a causa della pandemia le palestre sono state chiuse, è stato messo in luce l’importante contributo che le arti marziali e lo sport in generale danno alla salute aiutando il sistema immunitario a mantenersi forte. Lei che è un medico allergologo ed immunologo, può spiegarci in che modo questo può essere vero? Quante ore di attività fisica dovrebbero essere svolte in una settimana e che rapporto c’è tra la mente e il corpo nella sfera della salute?

Già Giovenale, autore latino vissuto nel I secolo dopo Cristo, nelle sue Satire diceva “Orandum est ut sit mens sana in corpore sano” (“Bisogna pregare che ci sia la salute dell’anima e del corpo”), intendendo con ciò che se il corpo è sano ed in salute anche la mente lo è e bisogna pregare perché gli dei concedano l’uno e l’altra.

Lo sport e le Arti Marziali in particolare danno un valido contributo allo sviluppo armonico della persona. Al di là delle tecniche di combattimento/difesa personale, le arti marziali in generale (e sicuramente il Viet Vo Dao), infondono autostima, migliorano la coordinazione neuro-muscolare e la gestione del corpo nello spazio, migliorano la flessibilità, rinforzano il fisico e questo evidentemente ha una ricaduta importante sulla salute in termini di prevenzione della malattia. E’ ben noto, ad esempio, che la regolare attività fisica previene dopo una certa età lo sviluppo dell’artrosi, ovvero l’usura della cartilagine che ricopre le articolazioni, ma esistono una serie di studi che dimostrano che la regolare pratica marziale (ognuno secondo i propri ritmi/necessità: non è possibile standardizzare un calendario universalmente valido) è in grado di ritardare quella che con termine anglosassone si definisce “immunosenescence”, ovvero l’invecchiamento del sistema immunitario che clinicamente si caratterizza, ad esempio, per un’aumentata suscettibilità alle infezioni, una più frequente riattivazione di virosi latenti, un’aumentata prevalenza di forme autoimmuni e neoplastiche.

Uno studio del 2018 effettuato su un gruppo karateka che praticavano da almeno 3 anni, regolarmente, 2-3 volte alla settimana, ha dimostrato un’ampia modulazione dei parametri immunologici rispetto ad un gruppo di controllo che non praticava arti marziali, osservando in particolare un numero più alto di globuli bianchi e una maggiore concentrazione nel siero di immunoglobuline.

Purtroppo il lockdown che si è reso necessario per la pandemia da Covid 19 e la chiusura delle palestre, se da un lato voleva essere un mezzo per evitare la diffusione del contagio, ha portato ad una ricaduta importante sulla salute fisica e mentale dei praticanti (oltre che, dal punto di vista economico, sui gestori delle palestre stesse). Molti colleghi insegnanti si sono dedicati a dei corsi online, che tuttavia, a mio modesto parere, non potranno mai essere come la lezione in presenza. Spero davvero che ora, con l’arrivo dei vaccini, si possa vedere, finalmente, la luce in fondo al tunnel!

2. Cos’è un cammino nelle arti marziali, e cosa ci si può aspettare da questo tipo di percorso?

Buona parte delle arti marziali sono caratterizzate dall’ideogramma “Tao” (道 in vietnamita “Dao”, in giapponese “Do”) che tradotto significa “Via”, “cammino”, “metodo” e rappresenta un uomo che percorre una strada a testa alta. Il viaggiatore che intraprende questo percorso si lascia alle spalle una terra tranquilla e pacifica e affronta un viaggio irto di ostacoli e che presenta continue sfide, ma che offre anche ricompense inimmaginabili. Procedendo lungo la Via ci si rende conto di essere diretti verso una meta che non è un luogo fisico, ma un viaggio della mente che porta alla realizzazione del sé. E l’obiettivo non è un punto di arrivo, ma esattamente il cammino fatto per tendere ad esso.

3. Il Viet Vo Dao prevede combattimenti, oppure si allenano le forme intese come concatenazioni di tecniche prestabilite?

Come dicevamo, il Viet Vo Dao è un’arte marziale completa che affianca sia forme a mani nude e con armi che rappresentano il suo archivio storico, sia il combattimento libero anche “sportivo” con le regole del light e del full contact. Il combattimento in Vietnam prevede il contatto pieno. Non dimentichiamo che l’arte marziale è per definizione lo sviluppo delle abilità combattive.

4. In questo momento del suo percorso quali sono le sue riflessioni, cosa c’è nel suo cuore?

Gratitudine. Gratitudine verso il mio Maestro che mi ha trasmesso e tutt’ora mi trasmette le sue conoscenze, gratitudine verso l’arte marziale cui mi sono dedicato e che, finché ne avrò la forza continuerò a praticare, gratitudine verso la mia famiglia che mi ha agevolato a seguire un cammino che spesso mi ha portato lontano da casa. Gratitudine verso gli allievi che in questi anni, dal 1995, mi hanno seguito nel mio percorso d’insegnante. E ancora soddisfazione per aver reso Brescia un punto di riferimento per lo sviluppo del Viet Vo Dao in Italia.

5. Come è cambiato o come si è evoluto il suo modo di praticare nel corso del tempo?

Per continuare a praticare l’evoluzione è necessaria. I cambiamenti arrivano un po’ per volta. All’inizio si punta tutto sul gesto atletico, utilizzando soprattutto la fisicità. Poi, nel tempo, ci si rende conto che le arti marziali non dipendono dall’uso della “forza bruta”, bensì dalla tecnica appropriata eseguita al momento giusto e con la corretta attitudine mentale. Solo in questo modo si riesce a progredire. Devo dire che l’insegnamento, il dover spiegare ad altri le tecniche e i principi che le animano, mi ha molto aiutato a crescere come praticante.

6. In chiusura, ha un consiglio per chi si affaccia al mondo delle Arti Marziali e, in generale, ai praticanti?

Non sentirsi mai “arrivati”, non pensare di sapere tutto e di poter bastare a se stessi, avere sempre il coraggio di mettersi in discussione e confrontarsi con rispetto ed umiltà anche con le altre discipline perseguendo lo scambio tecnico, coltivare la Conoscenza, ricercare la perfezione…

Per avere maggiori informazioni sul Maestro Taglietti e su quest’arte marziale puoi visitare il sito

http://www.vietvodao.bs.it

N.B. Le indicazioni contenute in questo articolo non si sostituiscono alla pratica medica alla quale è rimandata la salute e la cura della persona.

Daniela De Girolamo è un insegnate di Qi Gong, Taiji Quan, Meditazione e Medicina Cinese.

E’ Presidente dell’ A.S.D Meihua il vento sopra il lago che si occupa dell’insegnamento e della diffusione delle discipline orientali.

Scrittrice del libro “Pillole di Lunga Vita guida introduttiva al Qi Gong e al Taiji Quan” e di “I diciotto esercizi taoisti della salute, la ginnastica energetica cinese per il benessere di ossa e muscoli”.

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L’energetica femminile ed il Qi Gong del Nutrimento dell’Utero. Prima parte

Il Qi Gong per il Benessere della Donna è entrato nel mio cuore nel momento in cui l’ho conosciuto, già dalla prima lezione che presi con la Maestra Laura Rubrianti. Quando iniziai il percorso, mio figlio Gabriele aveva quattordici mesi, ed in questi quattordici mesi mi ero impegnata anima e corpo al suo accudimento come fanno tutte le mamme, soprattutto quelle che come me si sono trovate con un bambino nato pretermine tra le braccia.

La mia gravidanza arrivò a sorpresa, avevo trentaquattro anni, lavoravo full time e dedicavo almeno venti ore settimanali allo studio del Taiji Quan, del Qi Gong e della Medicina Cinese. Non avevo mai preso in considerazione l’idea di diventare mamma, la maternità stravolse completamente la mia vita ponendomi davanti a grandi scelte e cambiamenti ma soprattutto obbligandomi a mettermi in discussione.

Si dice che il giorno in cui nasce un bambino nasce una mamma, io credo che l’essere madre nasca già dal desiderio di esserlo e prende corpo quando una piccola vita inizia a crescere dentro di noi. Per questo è bene prepararsi a questo grande cambiamento con amore e buona energia, la tecnica di Qi Gong del “Nutrimento dell’Utero” sarà in questo una grande alleata sarà capace di preparare al meglio le future mamme.

La medicina cinese mette le emozioni in un ruolo primario nell’esito della nostra salute, le emozioni sono parte di noi e devono essere vissute armoniosamente altrimenti si verranno a creare degli squilibri energetici che determineranno dei “sintomi” ben precisi sul nostro stato di mente-corpo. Per questo motivo è importante che la mamma sia serena, le emozioni che proverà la mamma durante la gravidanza saranno provate anche dal bambino e ne influenzeranno lo sviluppo. E’ importante che energeticamente si costituisca un buon terreno per far sviluppare la vita, proprio come un seme piantato in una terra ricca e nella giusta stagione. Nel Qi Gong esistono diverse tecniche mirate ad equilibrare l’assetto energetico femminile, una in particolare può essere praticata durante la gravidanza il “Nutrimento dell’Utero”, questa tecnica può essere indicata anche per riequilibrare alcuni squilibri energetici quando non si è in gravidanza.

Si dice spesso che il Qi Gong può essere praticato da tutti ed in tutte le età, questa affermazione non può ritenersi sempre vera se si guarda dalla prospettiva della medicina cinese. Benché ogni tecnica si prenda cura dell’intero sistema energetico alcune si dimostrano più indicate di altre a seconda dei casi, ma soprattutto alcune tecniche non possono essere praticate in gravidanza.

Prima di parlare della tecnica vera e propria sarà opportuno dare dei brevi cenni riguardanti l’energetica femminile secondo la medicina cinese, così da comprendere che il Qi Gong non è semplice esercizio fisico.

“Il Sangue mestruale non è sangue ma Acqua Celeste e ha origine nei reni… E’ rosso come il Sangue ma non è sangue. E’ per questo che viene chiamato Acqua Celeste” Fu Qing Zhu

Anticamente le mestruazioni venivano chiamate “Tian Gui” Acqua Celeste, per la donna il Sangue veniva considerato essenza produttiva proprio come per l’uomo è il liquido seminale.

La donna energeticamente è legata al Sangue che rappresenta l’aspetto più Yin dell’energia mentre il Qi rappresenta l’aspetto Yang, Qi e Sangue sono strettamente legati ed è per questo che si dice che “Il Sangue nutre il Qi ed il Qi muove il Sangue”. Il Sangue per la Medicina Cinese nutre, umidifica, da radicamento e solidità psicofisica. Gli organi che sono maggiormente legati al Sangue sono la Milza, il Cuore con il Ministro del Cuore, i Reni ed il Fegato.

Parlando di Sangue e di maternità dovremmo necessariamente citare almeno due degli otto canali straordinari, che sono particolarmente legati all’energetica femminile.

Diventa infatti importante far riferimento a Chong Mai uno degli otto canali straordinari, il primo a formarsi. Il suo ideogramma rappresenta una “forza potente” Chong Mai è chiamato “Mare del Sangue” oltre a rappresentare le potenzialità e la vitalità dell’individuo regola le mestruazioni, per questo motivo nella donna assume una connotazione molto importante.

E’ fondamentale parlare di un altro canale straordinario il Ren Mai, il suo ideogramma significa “occupazione, assumere la responsabilità di qualcosa” questo canale svolge un ruolo importantissimo durante la gravidanza, quando il Ren Mai è armonico l’essere umano sa come essere una “buona madre” ed è capace di prendersi cura di se e degli altri.

Negli antichi testi cinesi quando si parla di Utero, si parla dell’intero apparato riproduttivo interno femminile. L’Utero è in relazione al Dan Tian inferiore che è un importante centro energetico del nostro corpo. L’Utero fa parte dei visceri straordinari che hanno sia ruolo di Organi Zhang (tesaurizzano) che di visceri Fu (si riempiono e si svuotano periodicamente). Nella fase mestruale, nel travaglio e nel parto svolge il ruolo di viscere Fu, mentre durante la gravidanza si comporta come un organo Zhang in quanto accumula il sangue e nutre il feto.

Nel momento in cui si deciderà di avere un figlio sarà buona cosa nutrire l’energia del Rene, poiché questa darà regolarità alle acque lunari. Una buona energia del fegato faciliterà l’afflusso del Sangue e del Qi verso l’Utero, anche l’energia della Milza andrà supportata per aumentare la possibilità di una gravidanza fisiologica. Una tecnica consigliata per prepararsi alla gravidanza è “la Ragazza di Giada” meglio se praticata da entrambi i genitori.

Continua nel prossimo articolo..!

N.B. Le indicazioni contenute in questo articolo non si sostituiscono alla pratica medica alla quale è rimandata la salute e la cura della persona.

Daniela De Girolamo è un insegnate di Qi Gong, Taiji Quan, Meditazione e Medicina Cinese.

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Sulle orme dei Maestri – Intervista al Maestro Marco Taglietti – Bao Hong Lien.

Ho conosciuto il Maestro Bao Hong Lien su facebook, il suo profilo molto particolare ha attirato la mia attenzione. Un profilo di chi sa e non si vanta, di chi abbraccia la vita con umiltà e grandi orizzonti spaziando dall’arte marziale, alla musica alla medicina occidentale.

Come non poter chiedere al lui la seconda intervista per la sezione del blog “Sulle Orme dei Maestri”?

Devo dire che il risultato ha superato le mie aspettative, una lettura emozionante e tutta d’un fiato. Oggi potrete leggere la prima parte, come sempre vi auguro buona lettura!

1. Maestro Taglietti cos’è il Viet Vo Dao, può spiegarci che tipo di arte marziale sia?

“Viet Vo Dao” – la Via dell’Arte Marziale Vietnamita – è un “nome contenitore” così come Karate o Kung Fu, nato negli anni ‘70 in Francia per identificare l’insieme delle arti marziali e dei metodi di cultura del corpo di origine vietnamita, praticati con fine educativo, tanto fisico che morale. Il nome fu coniato da parte dei primi maestri che espatriati dal Vietnam per motivi di studio, di lavoro o a causa della guerra, provenendo da nazioni e esperienze diverse, fondarono in Francia, a Limoges, l’International Viet Vo Dao per diffondere nel mondo l’arte marziale e la cultura vietnamita che hanno radici antichissime: si onora infatti l’Imperatore Hung Vuong (2879 a.C.) come il fondatore non solo del Vietnam, ma anche delle arti marziali autoctone del paese.

In Vietnam l’arte marziale tradizionale è invece identificata dal nome (sicuramente meno immediato) di “Vo Co Truyen Viet Nam”, letteralmente “arti marziali antiche e tradizionali del Vietnam” o “Vo Ta” (“la nostra Arte Marziale”), o ancora “Vo Thuat” (“Tecniche Marziali”).

Il Viet Vo Dao è una disciplina poliedrica (comprende tecniche a mani nude e con armi, la difesa personale, forme tradizionali, attacchi e contrattacchi, cadute su qualsiasi tipo di terreno, ma anche metodi di respirazione e meditazione), ben strutturata e adatta a persone che sentano fortemente il richiamo della tradizione orientale, ricercando uno stile di combattimento efficace e valido per qualsiasi fisico, indipendentemente dal sesso o dall’età. Sotto il profilo della difesa personale, il Viet Vo Dao prevede lo studio realistico di molte tecniche di facile apprendimento e sicuramente utili in un contesto reale.

2. Come mai ha scelto di dedicarsi a quest’arte che negli anni ’80 era ancora poco diffusa, rispetto allo Judo o al Karate che andavano per la maggiore?

Sin da bambino sono stato attratto dalle Arti Marziali: mi colpiva l’idea del debole che prevale sul più forte. Guardavo con grande passione i film di Bruce Lee, David Carradine (il mitico Kwai Chang Caine del telefilm “Kung Fu”) e Chuck Norris e leggevo con avidità libri e fumetti che parlavano di quelle misteriose discipline che venivano dall’Oriente. Sembra banale, ma sentii parlare per la prima volta di Viet Vo Dao proprio su un fumetto della Marvel: “Shang Chi, Maestro del Kung Fu”. Un albo molto interessante che conteneva anche servizi sulle arti marziali che si stavano sviluppando in Italia. Del Viet Vo Dao mi colpì la completezza delle tecniche e la profondità del substrato storico e culturale che ritengo imprescindibile da un’arte marziale che si voglia definire “tradizionale”. Iniziai ad informarmi sui corsi disponibili a Brescia. Era il 1988 (avevo 20 anni). Oltre al Karate e allo Judo, a Brescia si potevano praticare il Ju Jitsu oppure… L’Arte Marziale Vietnamita. Non volli nemmeno guardare un allenamento e comprai a scatola chiusa: Viet Vo Dao! Fu amore a prima vista e da allora non ho più smesso: sono passati più di trent’anni…

3. Chi è il suo punto di riferimento?

Il Gran Maestro Bao Lan, discendente dell’ultimo imperatore del Vietnam Bao Dai, responsabile tecnico dei centri Viet Vo Dao della Lombardia e del Veneto e membro del Consiglio dei Maestri dell’ASD Viet Vo Dao Italia. Anche se nel tempo ho avuto l’onore di conoscere e praticare con i più grandi maestri vietnamiti presenti in Italia e in Europa, lui resterà sempre il mio Maestro. Per lunghi anni mi sono allenato nella sua palestra alle porte di Padova il sabato pomeriggio percorrendo i 156 km che separano la mia città (Brescia) dal Veneto e tuttora appena posso, cerco di ritrovarmi con lui e di portargli i miei allievi che devono sostenere l’esame di cintura nera perché si “abbeverino direttamente alla fonte”.

4. Nei suoi viaggi studio è stato in Vietnam più volte, cosa ha portato con sé al suo ritorno in Italia?

La prima risposta che viene dal cuore è che ho riportato con me il fascino di un paese fantastico, ricco di storia e tradizioni, ma soprattutto la bellezza di un popolo che nonostante abbia affrontato prove terribili e sia stato in guerra per buona parte della sua esistenza, non ha mai smesso di sorridere.

Non solo la sua tradizione marziale e la storia millenaria, ma tanti particolari mi hanno fatto innamorare del Vietnam: tutto è ancora così intenso! I colori, i sapori, i profumi, i suoni, il traffico per la strada, le risate delle persone, anche la pioggia… E poi il caldo tremendo, l’umidità… La camicia si bagna dopo pochi istanti all’aperto e l’afa è così forte che forse è davvero quella la vera prova e la sfida da superare! Se poi la contestualizziamo nell’ambito di ore di allenamento all’aperto, diventa davvero la calura la sfida da vincere quasi più che la pratica in sé…

Sono stato la prima volta in Vietnam nel 2003 con il Maestro Bao Lan, ed è stato uno di quei viaggi che, come tutte le “opere prime”, restano per sempre impressi nel cuore! Sono poi ritornato in altre occasioni, anche da solo con lettere di presentazione scritte dal Maestro Lan come vuole l’etichetta ed ho avuto la fortuna di praticare con alcuni dei grandi nomi dell’Arte Marziale Vietnamita: la Maestra Ho Hoa Hue della Scuola Tinh Vo Dao e il M.° Ta Anh Dung (Scuola Kim Ke) a Saigon, il compianto Maestro Dong Vu (Scuola Dong Viet Dao) a Nha Trang, il Maestro Tran Xuan Man (Scuola Ky Son) a Hoi An, la famosa “città delle lanterne”, che mi ha accolto nella sua casa insegnandomi non solo le tecniche proprie del suo stile, ma introducendomi (quanta fatica!) alla calligrafia ed agli usi e costumi del Vietnam vissuti non da Italiano, ma come se fossi un familiare.

5. Bao Hong Lien è il suo nome vietnamita, possiamo intenderlo come un riconoscimento speciale. A chi è destinato questo tipo di riconoscimento e cosa significa questo nome?

Nella tradizione marziale vietnamita, quando il Maestro accetta l’allievo come un membro della sua famiglia – in genere dopo diversi anni di pratica – gli assegna il “vo-danh” o “nome d’arte”. Tale nome vuole essere un segno di appartenenza, ma anche espressione del carattere dell’allievo così come viene interpretato dal Maestro.

E dunque, venendo al mio nome, “Bao” è il cognome del mio Maestro e vuol dire “prezioso”. “Hong” è stato il mio primo istruttore e nella lingua antica significa “rosso”. “Lien”, il fiore di loto, è il nome che secondo il Maestro Bao Lan mi rappresenta. Come è noto il loto è una delle piante sacre dell’Oriente, la cui simbologia è molto complessa, ma contiene l’idea della purezza.

Ho ricevuto questo nome nell’anno 2000 e ne sono stato profondamento onorato. Questo è il motivo per cui in ambito marziale mi firmo come Bao Hong Lien.

6. Le culture orientali fanno riferimento ad un “Energia” che permea l’intero universo, da alcuni chiamata Prana, oppure Qi, Rei e così via. Anche il Maestro Yoda nella saga di Guerre Stellari ne parla, lei cosa pensa in proposito, esiste?

Anche nelle arti marziali vietnamite il concetto di “Khi” è ampiamente rappresentato, anche se darne una definizione richiederebbe alcune pagine. Il Khi è l’energia cosmica, l’energia vitale che sostiene e permea ogni cosa. La confusione che circonda le molte identità del Khi può in qualche modo essere chiarita esaminando l’ideogramma corrispondente: 氣. Khi è un carattere composto che unisce il kanji che significa “riso grezzo” con altri tratti sopra di esso che rappresentano il vapore che sale dal riso quando cuoce. Il Khi viene quindi pittograficamente rappresentato come un’energia plastica, invisibile eccetto che per i suoi effetti. Noi non recepiamo il vapore che sale dalla pentola, ma possiamo sentirlo e vederlo quando ne agita il coperchio. Dovendo darne una traduzione “a senso” potremmo dire che il Khi è “l’anima”, lo “spirito”, il “soffio vitale”.

Continua nel prossimo articolo…!

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Sulle orme dei Maestri- Intervista al Maestro Salvatore Messina.

La prima intervista per la sezione del blog “Sulle Orme dei Maestri” aprirà la strada al mondo del pensiero orientale, con un ospite d’eccezione, il Maestro Salvatore Messina, un praticante ed insegnate di Taiji Quan, Qi Gong, Medicina Cinese e tecniche accessorie. Ho conosciuto il Maestro Messina su Facebook nei gruppi di Medicina Cinese e mi ha colpito di lui la gentilezza, l’umiltà ed il radicamento. E’ così che mi è venuto in mente di proporgli un intervista, per scoprire la sua storia ed il suo percorso iniziato quando queste discipline erano ancora sconosciute. Gli sono state proposte nove domande per mettere in luce il suo percorso ed il suo pensiero.

Vi auguro buona lettura.

  1. Maestro Messina come è venuto in contatto con le discipline orientali, le arti giapponesi ed in seguito con quelle cinesi il Taiji Quan, il Qi Gong ed il Tuina. Qual è la differenza tra di esse?

Ho iniziato con le arti marziali giapponesi, prima Judo e quindi Aikido che è già un’arte interna molto sofisticata se ben praticata. Ma già all’inizio volevo praticare il Taiji Quan, in Sicilia era difficile ma ne parlavo già con il mio maestro di Judo che prendeva lezioni di Taiji Quan a Roma. Così sono passato all’Aikido di Kobayashi Hirokazu, un grande maestro che veniva in Europa ogni anno. Nel frattempo arrivò a Catania da Parigi la compagna del mio medico omeopata che fece partire un corso di Taiji Quan della famiglia Tung, che pratico tuttora. In quella scuola (il Centro Toum di Parigi) si praticavano anche Qi Gong e quindi iniziai da lì nel 1985/86. Per diversi anni ho praticato arti cinesi e giapponesi in contemporanea. Il Tuina arriva invece nel 2007, a coronare il desiderio di apprendere la medicina cinese della quale avevo iniziato a conoscere i rudimenti praticando Qi Gong con la dottoressa Ma Xuzhou.

È difficile focalizzare le differenze principali tra i due filoni, cinese e giapponese. Le singole arti hanno la loro specificità, come pure le scuole ed anche i maestri. Nella mia esperienza le arti giapponesi sono espressione del Bushido, la via del guerriero, del samurai. Mentre le arti cinesi hanno origini molto più variegate e articolate, ed anche le diverse arti sono molto più articolate. Questo può essere esemplificato dalle applicazioni marziali: il Bushi giapponese risolve un avversario con un solo colpo, mentre il combattente cinese porta molti colpi in modo spiraliforme e circolare. Anche le due culture hanno un andamento simile: derivano ambedue dalla radice indiana, ma quella cinese si dirama in Taoismo, Buddhismo, Confucianesimo anche se poi spesso queste tre culture si compenetrano. Quella giapponese è Shinto, più monolitica, sebbene anche in quella cultura le influenze buddhiste e anche taoiste siano notevoli. Queste differenze, marziali e culturali, si possono vedere anche nell’utilizzo delle Energie interne ed esterne. Ripeto, è argomento complesso e non facile da sintetizzare.

2. Com’era l’ambiente intorno a queste discipline, era facile intraprendere un percorso?

Era molto difficile poter scegliere; stiamo parlando comunque degli anni ’80, le alternative erano poche e spesso avventurose, come nel caso del mio inizio per Qi Gong e Taiji Quan. C’era a Catania solo una scuola di Kung Fu oltre alle arti giapponesi. E fui fortunato a trovare una scuola di Aikido di assoluta eccellenza sia negli insegnanti siciliani che in quelli europei che facevano riferimento al Maestro Kobayashi.

3. Queste discipline hanno cambiato la tua vita? Se sì in che modo?

Assolutamente sì. Sono state uno stile di vita. Ho spesso anteposto la pratica ad altri aspetti della vita. Ci sono stati grandi sacrifici e fatica, a volte anche allenamenti massacranti ma spesso mi hanno dato molto in termini di esperienze e di benefici fisici e mentali.

4. Che cosa ti ha spinto a continuare a studiare e poi ad insegnare?

Il senso di un’arte marziale, se ben fatta, è di continuare ad apprendere. Di avanzare nella conoscenza dell’Arte e di sé stessi. Ancora qualcuno mi chiede se ho tante cinture nere, e mi meraviglio rispondendo che dalla prima in poi non ci ho fatto più caso. Ed è vero: sono rimasto secondo dan di Aikido otto anni, a testimoniare che non avevo alcun interesse a prendere un terzo dan. In quel periodo la situazione della mia linea di Aikido era confusa, c’erano conflitti tra maestri e quello che avrei voluto come punto di riferimento aveva degli impegni lavorativi che gli impedivano di dedicarsi all’insegnamento a tempo pieno. Quindi ho scelto di praticare ed insegnare un po’ defilato. Inoltre continuavo a coltivare la passione per il Taiji Quan ed il Qi gong.

L’insegnamento invece non l’ho mai cercato, è arrivato sempre quasi per caso. Ho insegnato prima Taiji Quan: avevo voglia di proseguire lo studio del Taiji Quan oltre all’Aikido dopo il mio trasferimento in Veneto. Qui c’erano palestre del mio stile di Aikido ma non del mio stile di Taiji Quan. Ne parlai con alcuni praticanti di Aikido ed altri amici con esperienze di altre discipline orientali che, entusiasti e curiosi, mi spinsero a partire con un corso “tra amici” che si allargò immediatamente. In seguito arrivò anche l’insegnamento dell’Aikido per coincidenze fortunose. Le prime lezioni le feci in Sicilia, dove tornavo periodicamente per lavoro. Un mio carissimo amico aveva aperto una palestra a Palermo e mi invitò a raggiungerlo lì il sabato per tenere lezione, dato che ero più esperto di lui. Quelle furono le prime e poi anche in Veneto si crearono delle occasioni.

5. Cosa vorresti dire a chi intende intraprendere il percorso, come si può trovare e riconoscere un insegnante competente?

È difficile oggi perché, a differenza di 40 anni fa, c’è troppa offerta. Troppi “maestri” (a volte “grandi maestri”). L’unico modo per scoprirlo è praticare, e ahimè bisogna praticare tanto per capire se l’Arte e l’insegnante funzionano. Ma prima di tutto bisogna capire cosa si cerca, per non cadere in trappole fatte di ego e di apparenza. Ma questo è ancora più difficile.

6. Esiste un codice etico per gli operatori?

Dovrebbe esistere un codice etico per le persone in generale, ma sono tempi difficili. La nostra Associazione Professionale nazionale (OTTO, ottoitalia.org) ha un codice deontologico molto preciso e dettagliato. Ma nel settore in generale la situazione non è soddisfacente.

7. Ha scritto un libro, di cosa parla ed a chi é rivolto?

Il libro Shen, Tuina, Qigong è l’evoluzione della mia tesi di Tuina, un caso clinico psichiatrico molto complesso. Ho cercato di affrontare l’argomento non solo con la Medicina Cinese ma anche da molte angolazioni differenti, incluso l’approccio allopatico e di altre medicine non convenzionali, popolari e tradizionali.

8. È possibile intraprendere un percorso di studio con te? E fare dei trattamenti di tuina?

Non faccio formazione finalizzata a creare operatori o insegnanti. Anche se due miei allievi hanno avuto la qualifica di insegnante di Taiji Quan e Qi Gong dalla UISP (che non la regala affatto). Faccio dei corsi di Qi Gong senza obiettivi definiti che non siano il benessere di chi pratica. Per quattro anni ho tenuto un corso per pazienti oncologici con la LILT di Treviso con ottimi risultati, esperienza purtroppo sospesa a causa del SARS-CoV2. Ma forse sarà l’argomento del secondo libro…

Opero come tuinaista con un mio studio sebbene anche in questo caso il SARS-CoV2 ha imposto uno stop. Ma ripartirò al più presto, spero.

9. Come vedi questo periodo difficile in generale ma anche per le nostre discipline?

Non so se si tornerà mai al “prima”. I praticanti delle nostre arti dovrebbero sviluppare resilienza e capacità di adattamento. Non ne vedo molte in giro, vedo invece molti, troppi, ancora attaccati alla “presenza” come unico modo di praticare e a quello che era, dimenticando che le nostre sono arti della trasformazione. Probabilmente sono avvantaggiato perché da molti anni (decenni) pratico a casa, da solo, quotidianamente. Per me è stato un periodo di grande apprendimento tramite corsi on line. A mia volta sto insegnando online con grande soddisfazione. Certo, non riesco ad insegnare Taiji Quan perché non ho gruppi omogenei e con livelli differenti è quasi impossibile, ma con il Qi Gong mi trovo molto bene. Altre cose nella mia vita sono cambiate, in senso positivo. Credo di aver avuto fortuna, ma anche di essere stato aperto al cambiamento, anche delle mie stesse opinioni. Dovrebbe essere sempre così. n

Daniela De Girolamo è un insegnate di Qi Gong, Taiji Quan, Meditazione e Medicina Cinese.

E’ Presidente dell’ “A.S.D Meihua il vento sopra il lago” che si occupa dell’insegnamento e della diffusione delle discipline orientali.

Scrittrice del libro “Pillole di Lunga Vita guida introduttiva al Qi Gong e al Taiji Quan”.

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Le reazioni da Qi

Quando si parla di Qi Gong, si parla sempre dei miglioramenti che questa disciplina è capace di apportare. I suoi benefici sono davvero moltissimi, recentemente l’abbiamo vista affacciarsi in alcuni nosocomi italiani come sostegno per il personale medico e paramedico dei reparti Covid, per i suoi potenti effetti benefici legati al rilassamento.

Oltre al rilassamento, all’innalzamento delle difese immunitarie, al miglioramento del sonno e di alcuni disturbi osteo articolari ed altri moltissimi benefici, esiste una parte che viene sempre poco raccontata e che rimane all’interno delle scuole di insegnamento della disciplina perché di più difficile comprensione.

Qualche volta, dopo un primo e felice approccio può succedere che alcuni disturbi, magari proprio quelli che ci hanno spinto a ricorre al Qi Gong si possano acutizzare o riaccendere. Perché questo può accadere?

I Maestri cinesi parlano di “Reazioni da Qi” e vi spiego in quale ottica viene fatta questa affermazione. Facciamo l’esempio che una persona che soffre di mal di schiena cronico inizi a praticare. Generalmente dopo poche lezioni la persona si sente meglio, sente la muscolatura che diviene più morbida, nota una migliore flessibilità e gli stati dolorosi diminuiscono. La persona che ha iniziato a praticare viveva in uno stato di disturbo non acuto, quindi nonostante i fastidi riusciva a condurre una vita più o meno normale. Perché il dolore potrebbe allora riaccendersi?

Il Qi Gong, non è meramente una ginnastica dolce, altrimenti tra la ginnastica occidentale e la “ginnastica energetica cinese” non ci sarebbe differenza. Il Qi Gong è in grado di muovere la nostra energia interna, e di regolarla secondo i dettami dell’energetica cinese. Lo stato doloroso per la medicina cinese viene inquadrato come un mancato scorrimento di energia e sangue, un blocco che provoca un rallentamento della circolazione del Qi. Con la pratica regolare lentamente il Soffio (Energia) ricomincia a scorrere in maniera armoniosa e senza interruzioni, l’equilibrio energetico viene ripristinato ed il nostro corpo piano piano si ripara e riparandosi perde la capacità di adattamento proprio perché sta migliorando. Il Qi in queste zone si accumula senza riuscire a scorrere liberamente perché il disturbo non è ancora completamente risolto è questo il momento in cui si può riaccendere il dolore. In questi casi la pratica dovrà continuare per permettere al Qi di ripristinare completamente – o il più possibile – la corretta circolazione: il dolore dopo un momento acuto tornerà a scomparire.

E’ sempre importante ricordare che è necessario praticare il Qi Gong con la guida di un insegnate esperto, in grado di comprendere se realmente siamo di fronte ad una manifestazione energetica oppure se l’esercizio viene eseguito in maniera errata o non adatta alla fisiologia della persona.

N.B. Le indicazioni contenute in questo articolo non si sostituiscono alla pratica medica alla quale è rimandata la salute e la cura della persona.

Se ti è piaciuto l’articolo e vorresti approfondire ulteriormente sul Qi Gong, il Taiji Quan e la Medicina Cinese ti consiglio di leggere il libro “Pillole di Lunga Vita guida introduttiva al Qi Gong e al Taiji Quan” lo trovi su Amazon in formato Ebook e cartaceo.

Daniela De Girolamo è un insegnate di Qi Gong, Taiji Quan, Meditazione e Medicina Cinese.

E’Presidente dell’ A.S.D Meihua il vento sopra il ago che si occupa dell’insegnamento e della diffusione delle discipline orientali.

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Il Qi Gong, sostegno in ospedale per il Covid19.

Nell’ultimo anno di sicuro ne avrete sentito parlare, soprattutto in relazione alla pandemia per Sars Cov 2. Un’ antica ginnastica energetica proveniente dalla Cina, che sta sempre più trovando grande consenso a favore del sostegno della persona, per le sue grandi capacità di azione legate al rilassamento ed all’innalzamento delle difese immunitarie.

La UOC di Psicologia Ospedaliera dell’A. U.S.L di Bologna su autorizzazione della Direzione Generale e nell’ambito di un progetto aziendale di supporto psicologico ai professionisti sanitari impegnati nel Covid Hospital, qualche mese fa introduceva un importante esperienza di Qi Gong per gestire lo stress e rafforzare la risposta immunitaria. In un intervista al TGR Emilia Romagna Giocchino Pagliaro direttore di psicologia ospedaliera dichiara “…lavorare sull’energia è possibile perché il nostro organismo è dotato di energia.. e questi esercizi servono ad armonizzare il nostro campo energetico..” e continua “ proprio perché agiamo nella dimensione organica agiamo sulla dimensione energetica, proprio perché è un tutt’uno non sono due cose separate… oggi c’è molta attenzione perché c’è letteratura scientifica”.

Da settembre si ricorre alla ginnastica energetica cinese anche per i dipendenti del distretto sanitario di Pavullo, l’iniziativa è sostenuta dal Servizio di Mobility Menagement dell’Azienda USL di Modena e dalla Direzione del Distretto di Pavullo. Il Qi Gong viene utilizzato per gli operatori sanitari in prima linea che hanno sviluppato un livello di stress elevato.

Se in un primo momento abbiamo visto il Qi Gong a sostegno delle persone con patologie croniche come ad esempio al Gemelli di Roma, ora lo vediamo utilizzato come potente alleato per abbassare i livelli di stress per le persone che a causa del proprio lavoro ne sono maggiormente esposte. In verità gli effetti benefici del Qi Gong sono molteplici ed applicabili a moltissime situazioni, la cosa migliore però sarebbe utilizzarlo prima che lo stress o lo squilibrio compaia.

Il Qi Gong è parte della Medicina Cinese come la più famosa agopuntura. La Medicina Cinese è una medicina naturale e olistica, che si prende cura della persona nel suo intero di mente e corpo. In Cina la medicina tradizionale viene tutt’oggi utilizzata con buoni risultati, ma soprattutto viene utilizzata nei suoi aspetti migliori come medicina preventiva. Il Medico una volta o due l’anno visita il paziente al quale viene fatta una valutazione energetica, attraverso il colloquio, l’osservazione della lingua, e “l’ascolto” dei polsi. Il medico cinese può consigliare delle sedute di agopuntura, la fitoterapia o alcuni esercizi di Qi Gong al fine di mantenere il paziente in buona salute riequilibrandone l’energia interna. In Italia alcune pratiche sono destinate esclusivamente ai medici come l’agopuntura e la fitoterapia.

Per il Qi Gong invece è necessario frequentare appositi corsi di formazione che prevedono anche lezioni di anatomia e fisiologia oltre alla medicina cinese ed al Qi Gong vero e proprio. L’operatore Qi Gong può sostenere la persona in senso olistico per il benessere psicofisico, ed in presenza di patologie insieme al medico possono fare un lavoro di squadra a tutto tondo.

Il termine Qi Gong si traduce come lavoro sull’energia. Questa antica disciplina prevede tecniche statiche e dinamiche, meditazioni, suoni ed automassaggi in grado di portare innumerevoli benefici al corpo ed alla mente. Il lavoro è globale, attraverso il rilassamento ed una corretta postura si eseguono dei movimenti molto semplici guidati dal respiro capaci di apportare moltissimi benefici.

La Medicina Cinese ed il Qi Gong non si sostituiscono al parere medico al quale è rimandata la salute della persona.

Se sei agli inizi del percorso e vorresti saperne di più sull’energia del corpo umano secondo i precetti della Medicina Cinese, sul Qi Gong e sul Taiji Quan ti suggerisco di leggere il mio libro “Pillole di lunga vita guida introduttiva al Qi Gong e il Taiji Quan” potrai trovarlo su Amazon in versione Ebook e Cartacea.

N.B. Le indicazioni contenute in questo articolo non si sostituiscono alla pratica medica alla quale è rimandata la salute e la cura della persona.

Daniela De Girolamo è un insegnate di Qi Gong, Taiji Quan, Meditazione e Medicina Cinese.

E’ Presidente dell’ A.S.D Meihua il vento sopra il lago che si occupa dell’insegnamento e della diffusione delle discipline orientali.

Scrittrice del libro “Pillole di Lunga Vita guida introduttiva al Qi Gong e al Taiji Quan” e di “I diciotto esercizi taoisti della salute, la ginnastica energetica cinese per il benessere di ossa e muscoli”.

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Suggerimenti per le lezioni on line

In questo periodo in cui siamo impossibilitati a recarci in “palestra” o nella sala di pratica, a seconda di come ci piace chiamarla, ci troviamo ad interrompere una routine, quella di uscire di casa e staccare la spina per ritagliarci le nostre due ore di relax dove poter ricaricare la batteria ed allontanarci dai pensieri quotidiani per un po’.

Potrebbe succedere in questo modo, soprattutto agli inizi del percorso, di non riuscire a trovare il giusto spirito e la giusta concentrazione.

Ecco per voi qualche suggerimento per rendere questo momento piacevole, continuare a nutrire la vostra energia e mantenere i contatti con il gruppo.

La prima cosa da fare, è prendere l’impegno con la stessa serietà di quando ci si reca nella sala di pratica. Il fatto di essere a casa soprattutto per chi è in telelavoro, potrebbe dare la sensazione di non staccare, continuando a lavorare al pc. In questo caso se possibile cerchiamo di creare uno stacco di tempo, meglio programmato con un timer che ci avvisi quindici minuti prima, e utilizziamolo magari per bere un bicchier d’acqua oppure una tazza di tè chi ci scaldi e ci rilassi. Se possibile, se abbiamo un pc portatile potrebbe essere una buona idea un cambio di posto. Non lasciamoci catturare dalle trappole della casa come risistemarla, fare pulizie supplementari, preparare la cena. Resistiamo alla tentazione di entrare nella modalità “brava massaia!” oppure cerchiamo di evitare le trappole di un attraente divano e televisore che riescono a ristoraci solo apparentemente lasciandoci invece perdere nel torpore.

Creare un ambiente adatto, cerchiamo il punto della casa più tranquillo possibile, dove le persone non si trovano a passare continuamente, lontano dagli sguardi così da non sentirci imbarazzati ed inibiti dal loro sguardo, non è detto che le nostre passioni siano condivise o comprese dal resto della famiglia.

Per il taiji quan abbiamo bisogno di uno spazio un po’ più grande dove poterci muovere e quindi trovare uno spazio adatto potrebbe essere un po’ più difficile. Avere accesso ad un salone e magari riuscire a proiettare la lezione sul televisore sarebbe fantastico, potremmo in questo modo capire meglio anche i passaggi della forma più insidiosi!

Per il Qi Gong e la Meditazione è più facile trovare uno spazio adatto, possiamo preparalo scegliendo magari un tappeto che ci piace, accendere una candela o diffondere qualche goccia di lavanda nell’ambiente, mettere della musica in leggero sottofondo. Cerchiamo di creare un ambiente rilassante, e che sappia coccolarci. Potrebbe andare bene anche una stanza bianca e vuota ma spesso nella nostra cultura più che percepire la facoltà di concentrazione che viene da un ambiente essenziale potremmo percepire un senso di vuoto, di qualcosa di poco accogliente.

Ricordiamoci sempre di areare il locale, l’aria pulita ci farà sicuramente bene, se non fa freddo lasciamo uno piccolo spiraglio aperto per aiutare il ricircolo. Una buona temperatura è intorno ai 20°, indossiamo abiti comodi, morbidi e puliti, niente tuta macchiata o pigiama mi raccomando, cerchiamo di dare un minimo di formalità all’incontro.

Ricordiamoci di essere parte di un gruppo, dell’energia del gruppo, anche se fisicamente separati siamo energeticamente uniti, abbiamo la possibilità di collegarci e sostenerci sempre.

Spero questi semplici suggerimenti possano rendere la vostra pratica on line più piacevole e più semplice. All’inizio potrebbero emergere delle piccole difficoltà, ma pensate che una volta diventati un po’ più esperti, non sarà più il luogo che renderà migliore o peggiore la nostra pratica, ma questa capacità sarà diventata uno stato del vostro essere, una capacità acquisita che vi permetterà di praticare in luoghi per voi ora inimmaginabili.

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Feng Shui: I Draghi di montagna

Nelle antiche leggende le montagne sono esseri viventi, spesso immaginate come divinità o animali mitologici. Alle montagne talvolta sono associati giganti o creature misteriose.

In Cina le montagne sono associate ai draghi, ma il concetto che c’è dietro, apparentemente mitico o poetico, è in realtà molto concreto.

Sono chiamate “Draghi di Montagna”, le forme delle montagne così come vengono percepite dal sito in cui si trova la città o la casa da cui le osserviamo. Le stesse montagne quindi possono generare più draghi cambiando il punto di vista.

Nell’analisi Feng Shui le montagne sono l’elemento che dobbiamo considerare prioritariamente insieme ai corsi d’acqua, perché influiscono in maniera decisiva sulla qualità e le caratteristiche di un luogo, sostenendo positivamente o condizionando negativamente la vita e l’attività che vi si svolge.

I draghi di montagna trasmettono stimoli percettivi fondamentali in funzione della loro posizione, della relazione dei vuoti e dei pieni, dell’orientamento, del colore, delle forme.

Attengono principalmente agli aspetti legati alla sicurezza, alla salute ed all’identità, quindi quelli rappresentati dalla Tartaruga (il retro delle abitazioni, ciò che si trova alle nostre spalle), ed in prima approssimazione la configurazione ideale è avere le montagne sul retro della propria casa, o della propria città.

Sono tanto più di aiuto quanto più si presentano stabili, forti, rassicuranti dalle forme gradevoli ed armoniose. Non devono tuttavia essere troppo vicine od incombenti o avere forme minacciose, frastagliate. Essendo l’archetipo della stabilità, le montagne non devono suggerire il movimento o peggio l’instabilità, percezione molto avvertita in scogliere, dirupi ed in generale con montagne dalle pareti molto verticali.

Quando le montagne si percepiscono nell’insieme di una catena montuosa sono particolarmente efficaci, soprattutto quanto più è ricca e complessa la formazione montuosa e se è chiaramente visibile una montagna “originaria” o principale, la cosiddetta “Montagna Ancestrale”.

Nel Feng Shui le montagne sono classificate in base alla loro forma ed abbinate alle energie. A forma di cono, energia fuoco, tondeggianti metallo, ad altopiano terra e così via. Ciò permette delle valutazioni precise in base alla loro posizione ed al loro orientamento.

Nelle nostre città, spesso situate i zone pianeggianti, le montagne possono essere sostituite da grandi edifici o da alberi o macchie boscose imponenti.

Articolo a cura di Ludovico Bisi

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Qi Gong per il Benessere della Donna

La donna e l’uomo sono diversi, la loro natura è diversa così come l’energia femminile è diversa da quella maschile. Accettiamolo!

Nella nostra società la figura femminile è stata imbrigliata in stereotipi ben precisi dai quali facciamo fatica a liberarci. La pubblicità vuole la donna sempre magra, scattante, con i tacchi alti, divertente tranne quando ha “le sue cose” dal liquido blu, di taglia 42 fino alla fine dei suoi giorni, possibilmente con una misura di reggiseno abbondante e senza rughe, madre e ovviamente in carriera. Solo questo, niente di più?!?

E’ molto difficile essere donna ai giorni d’oggi.

Questo vivere distorto i naturali ritmi di vita porta tutti noi ad un livello di stress sempre maggiore. Lo stress porta delle manifestazioni importanti sull’organismo e sul nostro stato psichico ormai conosciute da tutti. Traducendo nell’ottica della medicina cinese lo stress si manifesta in squilibri energetici che danno forma a sintomatologie bene precise.

L’età fertile è per la donna un alternarsi di momenti buoni e di disturbi, la sindrome premestruale è ritenuta quasi cosa normale, come se fosse normale essere arrabbiate ed avercela con il mondo intero. Molte donne ne sono consapevoli e dopo magari aver avuto una risposta un po’ aggressiva dicono “scusa, è che mi devono venire le mie cose…!”

I giorni delle mestruazioni sono spesso accompagnati da dolore, gonfiore, ciclo lungo o abbondante, cicli irregolari. Anche le difficoltà nel concepimento sono in continuo aumento. Questo solo per citare alcuni esempi di tutta la sfera legata al ciclo mestruale.

Il Qi Gong della Donna consiste in una serie di tecniche di matrice taoista atte al riequilibrio energetico che possono essere praticate dalla prima mestruazione e per tutte le fasi della vita, si rivelano molto utili nella preparazione alla gravidanza o per regolare le mestruazioni o meglio affrontare la menopausa. Esiste una tecnica specifica per la gestazione capace di rafforzare il legame materno fetale “il Qi Gong del nutrimento dell’Utero”.

Nella nostra società la menopausa viene vissuta come se fosse la fine della femminilità, dell’utilità sociale, invece è il momento in cui la donna fiorisce nella sua seconda primavera, la donna in questa fase della vita raccoglie la sua saggezza e può diventare un importante punto di riferimento. Anche in questo momento la pratica del Qi Gong della donna può essere molto utile a contrastare le vampate di calore ed il cambiamento psico emotivo.

La pratica porta un miglioramento di vita generale e ci insegna a prenderci cura di noi amorevolmente, lavora sia sul Qi che sul Sangue. Il Sangue “Xu” è molto importante per la fisiologia energetica femminile. L’energia creativa della donna è influenzata dai cicli lunari. La tecnica della “Ragazza di Giada” lavora sulle emozioni e sugli organi interni in particolare su Fegato, Milza e Reni sempre nell’ottica della Medicina Cinese. A me personalmente è stata molto utile dopo la gravidanza per perdere qualche chiletto di troppo.

Queste tecniche sono di tradizione della famiglia Liu, la Maestra Liu He ha iniziato la sua formazione con suo nonno Maestro di Qi Gong e Medico dell’Imperatore quando era ancora bambina. All’età di 14 anni, poiché dimostrò grande preparazione e talento le fu dato l’onore di insegnare, cosa che per le donne è assai rara in Cina. La Maestra Liu He si occupa della diffusione del Qi Gong della donna in Europa ed in America.

Vivere bene la propria femminilità significa migliorare la qualità di vita e ritrovare gioia e pace del cuore.

Il Qi Gong è una branca della Medicina Cinese essendo una pratica energetica, non sostituisce la professione medica occidentale alla quale è rimandata la cura della salute.

N.B. Le indicazioni contenute in questo articolo non si sostituiscono alla pratica medica alla quale è rimandata la salute e la cura della persona.

Daniela De Girolamo è un insegnate di Qi Gong, Taiji Quan, Meditazione e Medicina Cinese.

E’ Presidente dell’ A.S.D Meihua il vento sopra il lago che si occupa dell’insegnamento e della diffusione delle discipline orientali.

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